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FilelfoL’assemblea degli animali

Istituto D’Alessandro-Risorgimento, Teramo
Docente: Francesca Mincione
Classe: II C

Intervista immaginaria a Filelfo, autore de L’assemblea degli animali.

Sappiamo che Filelfo è solo lo pseudonimo di un misterioso autore che ha composto una «favola selvaggia», in grado di raccontare di quanto l’uomo sia irresponsabile e lontano da un rapporto vivo e rispettoso nei confronti del pianeta, e di come nel tempo abbia smarrito una vera a propria coscienza ecologica. Per quale ragione, tu, hai deciso di rimanere nell’anonimato, pur avendo annunciato un messaggio cosí urgente e importante?

Ho preferito nascondermi fra tutti gli uomini, piuttosto che rivelare la mia identità, poiché, in fondo, sono uno di loro, e ho pensato che fosse adeguato rappresentare il punto di vista di una collettività piú estesa, per sollecitare chiunque a una riflessione profonda sul modo migliore di abitare il Pianeta.

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J. D. SalingerIl giovane Holden

IISS Paciolo-D’Annunzio, Fidenza
Classi: I A, IB, IIA, II B linguistico
Docente: Marilisa Antifora

Intervista degli studenti al traduttore Matteo Colombo

Quanto tempo ha impiegato per tradurre Il giovane Holden?

Ho avuto due anni per lavorare a questo libro. Sono tempi veramente insoliti per l’editoria, ma siccome non c’era una particolare urgenza e volevamo tutti fare un buon lavoro e curare questo libro che è simbolico del catalogo Einaudi, abbiamo deciso di fare le cose con calma. Questo mi ha dato modo di lavorarci tanto, e il tempo è una delle cose che in traduzione servono di piú: puoi lasciar riposare il lavoro che hai fatto, te ne allontani un po’ per essere meno coinvolto e ti riavvicini poi come se non fosse tuo, come se anche tu leggessi quelle pagine per la prima volta.

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Antonio GaldoPrigionieri del presente, L’egoismo è finito, Basta poco

Liceo scientifico A. Roiti, Ferrara
Classi: III L, III M, V M, V B, IV O, V O

In Prigionieri del presente lei critica il panorama politico, paragonandolo a un «evento calcistico» in cui si tifa l’una o l’altra fazione e ci si concentra sulla critica e sull’offesa al partito di idee opposte. Tuttavia i politici, in quanto rappresentanti, sono lo specchio della popolazione, e la loro incapacità – o meglio, la loro assenza di volontà – di comunicare gli uni con gli altri, riflette forse un problema piú grande che si estende alla società intera. Non direbbe dunque che l’attuale classe politica sia la rappresentazione di una società incapace di comunicare e di pensare criticamente? Se sí, crede che la scuola abbia una responsabilità nel formare i giovani cosí che siano in grado di discutere dei problemi che riguardano il futuro?

Nel quarto capitolo faccio riferimento a una popolarissima trasmissione radiofonica degli anni Sessanta, chiamata Tutto il calcio minuto per minuto, grazie alla quale potevi seguire in diretta l’andamento delle partite. Era tutto un continuo sovrapporsi di interruzioni e battute per annunciare il goal, il rigore. Tutto il contrario di ciò che la politica dovrebbe fare in un ordinato modo di procedere, fermo restando che la propaganda è uno degli elementi essenziali del gioco politico.

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Giorgio SciannaCose piú grandi di noi

ISIS Isaac Newton, Varese
Classe: V B mec
Docente: Giuseppe Finocchio

Nella mattinata di sabato 16 maggio 2020 a partire dalle ore 08:30, l’ISIS Newton di Varese ha ospitato in piattaforma lo scrittore Giorgio Scianna, nell’ambito del progetto Biblioteca per tutti – Lo Struzzo a scuola Einaudi, per discutere di argomenti e curiosità sul suo ultimo libro Cose piú grandi di noiletto da diverse classi del nostro Istituto, che racconta la storia di una ragazza adolescente che si ritrova a vivere l’esperienza degli arresti domiciliari nella Milano degli anni 80, piú precisamente verso la fine dei cosiddetti “anni di piombo”.

C’è un motivo dietro alla scelta di un personaggio femminile come protagonista?

Nei miei ultimi libri che parlano di ragazzi, c’erano personaggi maschili molto presenti; mettere al centro della storia una ragazza, per me era una sfida nuova ed interessante.

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Massimo MantelliniBassa risoluzione

Liceo A. Casardi, Barletta
Classi: V C scienze umane
Docenti: Giovanni Antonio del Vescovo

«Internet, luogo della documentabilità, si trasforma nello spazio in cui ogni cosa sarà rapidamente dimenticata». Quando la bassa risoluzione riempirà completamente le nostre vite ci sarà una via d’uscita? O andiamo incontro a un irreversibile precipizio?

Per molti anni abbiamo immaginato Internet come il luogo della memoria, della conservazione, dentro uno spazio infinito, di tutti i documenti del mondo. Poi ci siamo resi conto che era tutto piú complicato di cosí e che la Rete non era poi troppo diversa dagli altri archivi.

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Nadia TerranovaAddio fantasmi

Liceo Nomentano, Roma
Classi: II M, III B, III M, IV B, IV I
Docenti: Silvia Vitucci e Claudia Indovina

Vitucci: Ida si vergogna, si sente in colpa del proprio vissuto; il suo dolore è difficile da raccontare, evidentemente per tanti motivi, ma soprattutto per motivi legati alla differenza profonda che c’è tra la morte di un padre e la scomparsa di un padre. Quello di Ida «è scivolato via». Il tema della vergogna mi sembra un aspetto fondamentale che riguarda il personaggio di Ida. In un’intervista bellissima raccolta da Anais Ginori sulle pagine de «la Repubblica» che ha visto dialogare Nadia Terranova con una scrittrice francese che io amo moltissimo, Annie Ernaux, Nadia ha proprio parlato della vergogna come requisito ineliminabile da cui scaturisce il bisogno di scrivere. Volevo chiedere a Nadia di raccontare anche a noi il nesso tra vergogna e scrittura, in che modo la vergogna alimenta la sua scrittura e talvolta la letteratura di genere.

Credo che sia molto bella la frase di Annie Ernaux in cui dice che nel passato ha voluto scrivere solo libri che le rendessero insostenibile lo sguardo degli altri; io penso che, se uno deve scrivere un libro, piú o meno deve metterci dentro proprio questo.

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Dori Ghezzi, Giordano Meacci, Francesca SerafiniLui, io, noi

Liceo P. Virgilio Marone, Gioia del Colle (BA)
Classe: I A
Docente: Grazia Procino

Com’è stato l’incontro con De André?

Il nostro primo incontro avvenne mentre io arrivavo dal mio periodo di successi negli anni ’60; quando lo incontrai imparai qualcosa di importante: mi fece vedere come il mondo non è poi cosí diverso e che tutti noi parliamo uno stesso linguaggio. La genesi del libro non ha avuto intenzioni particolarmente definite. Mi sono raccontata agli amici, ho raccontato di me e Fabrizio e insieme ci siamo solo lasciati andare; mi piaceva l’idea di poter raccontare qualche aneddoto in ordine sparso, senza una cronologia precisa che facesse però capire il rapporto fra me e lui e fra lui e il mondo. Fabrizio aveva la necessità di raccontare al pubblico e voleva conoscere sempre: quando, infatti, lo si incontrava, non ci si sentiva mai a disagio; sapeva ascoltare e riusciva a capire, a modo suo, cosa avesse ciascuno dentro.

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Wu MingL’Armata dei Sonnambuli

Liceo Vittorio Emanuele II, Lanciano
Classe: II B
Docente: Antonella Festa

A cosa è dovuta la scelta di scrivere un romanzo utilizzando un patrimonio di leggende popolari nate intorno alla Rivoluzione francese e di cui sono rimaste poche tracce documentali?

A dire il vero, quelle che nel Quinto Atto del romanzo vengono presentate come leggende popolari sono nostre invenzioni. Quella parte del romanzo è scritta con la tecnica del mockumentary, cioè del «finto documentario», dove le fonti reali e quelle fittizie si fondono in un’amalgama indistinguibile. Come del resto accade, in altra forma, in tutto il libro. Bisogna tener conto che il Quinto Atto non è un apparato di note a pie’ di pagina che sta fuori dalla finzione romanzesca. Se avessimo voluto un apparato del genere, l’avremmo collocato fuori dalla storia che raccontiamo, in un’appendice, dopo la parola «fine». Invece abbiamo scelto di giocare con il lettore e di presentare i nostri personaggi come se avessero una vita indipendente dalla finzione narrativa (senza però farli uscire davvero da quella finzione). Tutti e quattro i protagonisti dell’Armata sono frutto d’invenzione, non esistono documenti su di loro, anche se ne esistono su individui come loro, e dunque hanno un certo livello di verosimiglianza. Una popolana, un’artista in cerca di fortuna, un medico della borghesia giacobina e un aristocratico. Ci sembravano le quattro angolature piú adatte a raccontare la Rivoluzione francese, ma volevamo che avessero alcune caratteristiche impossibili da trovare nei documenti: cosí ce li siamo costruiti.

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Giorgio SciannaLa regola dei pesci

Liceo Majorana, Torino
Classe: IV D
Docente: Claudia Leoni

Qual è il significato della frase in copertina: «Ogni generazione ha la sua linea d’ombra»?

Questa frase serve per poter parlare di formazione. Ne La regola dei pesci troviamo la crescita di Ivan che da ultrà sfegatato diventa un saggio. Per quanto riguarda Anto assistiamo a una formazione al contrario, infatti lo ritroviamo alla fine piú confuso di prima. I personaggi, però, devono ancora fare un pezzettino di strada per diventare uomini veri.

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Fabio GedaAnime scalze

IISS Salvemini, Alessano (LE)
Classe: V AL
Docente: Valeria Bisanti

In Anime scalze si capisce sin da subito che il tuo interesse è per Ercole, di cui non invadi mai gli spazi, non ne copri la voce, non lo metti nei guai per suscitare un interesse maggiore. Il protagonista, quindici anni, è un adolescente raro, che non si sporca e non scende a patti, non vuole omologarsi. Come nasce questa figura?

Ercole nasce dalla mia esperienza come educatore, dai ragazzi e dalle ragazze con cui ho lavorato in comunità alloggio per nove anni, dalla loro forza e dalle loro fragilità, dalle loro famiglie e dalle loro domande. Ne ho incontrati diversi simili a Ercole, ragazzi in cui si percepiva del bene e del bello, ma un bene e un bello spesso soffocati dalla sfiducia nei confronti degli adulti di riferimento, e quindi, per questo motivo, costretti a crescere da soli o affidandosi a figure genitoriali sghembe, come fratelli o sorelle.

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