Percorsi d’autore

Percorsi

Sara LoffrediL’anima delle città

Come l’uomo plasma la sua casa nel corso di una vita, cosí generazioni di uomini modificano le città nei secoli, rendendo visibile il rapporto tra il luogo e chi lo abita. Se persone diverse costruiscono rapporti diversi con sé stessi e i loro simili, lo faranno anche con lo spazio che occupano, ed è per questo che luoghi costruiti con i medesimi elementi – abitazioni, negozi, strade, portici, alberi, a volte un fiume – risultano cosí distanti tra loro.

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Percorsi

Paolo MalagutiIn fuga verso l’avventura

Ogni volta che mi capita di chiacchierare con qualcuno di libri, avverto una lieve sensazione di disorientamento. Questo capita perché, anche se sto parlando di un romanzo letto e riletto, scopro sempre, grazie ai miei interlocutori, particolari a cui non avevo posto attenzione, chiavi interpretative che avevo trascurato, scorci su personaggi che credevo di conoscere già a fondo. Il disorientamento, va da sé, aumenta quando mi ritrovo a dialogare di percorsi di lettura, di generi letterari, insomma non piú di singole opere, ma di intere famiglie di libri: per quanto possa credermi esperto di questo o quel settore, ogni volta mi rendo conto di aver commesso l’errore di reputare completo, o almeno sufficiente, un percorso di lettura che, a conti fatti, risulta essere solo uno tra i tanti possibili.

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Percorsi

Chiara ValerioOgni incontro è una storia di fantasmi

Non credo sia capitato solo a me – e, a dirla tutta, continui a capitarmi – di guardare una persona che conosco e non capirne i comportamenti, addirittura i movimenti, o, viceversa, di incontrare per caso una persona sconosciuta e pensare di averla già vista, e, parlandoci – quando l’estraneo era accessibile, adesso, causa pandemia, purtroppo lo è assai meno – parlandoci, dicevo, o vendendola muovere, pensare di averla già incontrata. Ma dove? Ecco, questo “dove” che cerchiamo, non credo sia solo un luogo, penso sia anche un tempo.

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Percorsi

Ilaria GaspariTu chiamale, se vuoi, emozioni

Siamo proprio sicuri di dare il giusto peso a quello che proviamo? Qualche volta, via via che cresciamo e scopriamo il mondo, ci può capitare di sentirci disorientati, qualche altra meravigliati; oppure ci viene da piangere senza un motivo, o con un motivo precisissimo che ci fa male confessare; ci sentiamo ogni tanto un po’ esaltati, qualche volta feriti, o sul punto di scoprire qualcosa di noi a cui non sappiamo ancora dare un nome. Il punto è che i libri sono anche una meravigliosa palestra in cui possiamo esercitarci a sentire per interposta persona: innamorarci, arrabbiarci, emozionarci attraverso il tramite dei personaggi, entrando e uscendo dalle loro voci.

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Percorsi

Viola ArdoneSeconda Guerra Mondiale e dintorni

Immagina l’Italia nel 1931, durante il periodo piú cupo della dittatura fascista. Immagina un esule, uno che per difendere le sue idee ha dovuto lasciare la propria patria ma non ha mai smesso di combattere. Come? Con le armi piú potenti: le parole, l’ironia, la denuncia. In Marcia su Roma e dintorni (1931), Emilio Lussu (Armungia 1890 – Roma 1975) racconta la nascita e l’ascesa del fascismo e di Mussolini negli anni compresi tra il 1919 e il 1929, soffermandosi in particolare sull’episodio che ha modificato in maniera indelebile la storia del nostro Paese: la marcia su Roma nell’ottobre del 1922.

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Percorsi

Vera GhenoLa complessità dell’adolescenza: quattro libri per venirne fuori

L’animale piú strano che io abbia mai incontrato è quello che, parafrasando Franco Battiato, mi porto dentro ancora oggi: la me stessa ragazzina. Della mia adolescenza ricordo le ore passate sui libri (ebbene sí: avevo tendenze secchione), il desiderio cocente di superare la sindrome da tappezzeria (l’eccessiva timidezza che mi impediva di fare amicizia con i miei simili nelle situazioni conviviali), i primi immensi, indimenticati amori, la voglia di trasgredire ai lacci e lacciuoli imposti dai miei genitori, che diventavano l’emblema di una «decadente società borghese» (definizione che, oggi posso ammetterlo, per lungo tempo ho usato senza comprenderne esattamente il significato). Infine, ricordo i miei primi incontri con le ingiustizie e la nascita del desiderio per una società piú equa.

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Percorsi

Gaia RayneriLettere, numeri e punti interrogativi. Raccontare l’universo su rettangoli di carta

Gli scienziati, perlomeno alcuni, sono persone simpatiche. Spesso, nei loro libri si trovano appelli alle cosiddette «persone normali» (quelle che nessuno di noi ha mai incontrato: qui è per intendere i non addetti ai lavori). L’idea per la prossima grande scoperta scientifica, dicono, potrebbe venire in mente a chiunque, non importa che professione svolga o quanto abbia studiato. Perciò, è importante che nessuno si perda d’animo, che la scienza torni a essere considerata qualcosa che riguarda tutti (visto che parla dell’universo in cui non solo abitiamo, ma che al tempo stesso siamo), e che manteniamo vivo lo sguardo di meraviglia che serve a farsi le domande giuste. I libri, quelli belli, fanno piú o meno la stessa cosa.

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Percorsi

Giorgio SciannaTempo di distopia

La distopia ha bisogno del Tempo. Di per sé non sarebbe un ingrediente necessario: il mondo distopico è una realtà capovolta dove il male e il negativo hanno la meglio, è l’altra faccia della moneta rispetto all’utopia. Basterebbe insomma capovolgere le dimensioni, usare la logica o la geografia, ma si finisce invece quasi sempre per usare il grimaldello temporale.

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Percorsi

Riccardo GazzanigaUn viaggio denso di pericoli

Dicono che per scrivere un ottimo libro sia fondamentale avere un eroe coraggioso, pieno di complessità, desideri, mancanze. E poi metterlo in pericolo, fargli superare le peggiori battaglie, le piú grandi difficoltà, i piú terribili nemici.

Lungo le pagine l’eroe deve lottare e crescere, non nel senso di invecchiare, ma nel senso di cambiare. Trasformarsi. Cercare di colmare i suoi vuoti e realizzare i suoi desideri.

Beh, l’adolescenza è proprio questo.

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