Percorsi d’autore

Percorsi

Gaia RayneriLettere, numeri e punti interrogativi. Raccontare l’universo su rettangoli di carta

Gli scienziati, perlomeno alcuni, sono persone simpatiche. Spesso, nei loro libri si trovano appelli alle cosiddette «persone normali» (quelle che nessuno di noi ha mai incontrato: qui è per intendere i non addetti ai lavori). L’idea per la prossima grande scoperta scientifica, dicono, potrebbe venire in mente a chiunque, non importa che professione svolga o quanto abbia studiato. Perciò, è importante che nessuno si perda d’animo, che la scienza torni a essere considerata qualcosa che riguarda tutti (visto che parla dell’universo in cui non solo abitiamo, ma che al tempo stesso siamo), e che manteniamo vivo lo sguardo di meraviglia che serve a farsi le domande giuste. I libri, quelli belli, fanno piú o meno la stessa cosa.

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Percorsi

Giorgio SciannaTempo di distopia

La distopia ha bisogno del Tempo. Di per sé non sarebbe un ingrediente necessario: il mondo distopico è una realtà capovolta dove il male e il negativo hanno la meglio, è l’altra faccia della moneta rispetto all’utopia. Basterebbe insomma capovolgere le dimensioni, usare la logica o la geografia, ma si finisce invece quasi sempre per usare il grimaldello temporale.

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Percorsi

Riccardo GazzanigaUn viaggio denso di pericoli

Dicono che per scrivere un ottimo libro sia fondamentale avere un eroe coraggioso, pieno di complessità, desideri, mancanze. E poi metterlo in pericolo, fargli superare le peggiori battaglie, le piú grandi difficoltà, i piú terribili nemici.

Lungo le pagine l’eroe deve lottare e crescere, non nel senso di invecchiare, ma nel senso di cambiare. Trasformarsi. Cercare di colmare i suoi vuoti e realizzare i suoi desideri.

Beh, l’adolescenza è proprio questo.

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Percorsi

Alessandro De RomaDivagare, sognare, sbagliare: l’utilità del perdersi a scuola

Qualche volta i confini a scuola sono angusti. Le ore lunghe e le parole troppe. L’imponenza della verità istituzionale vince ogni stimolo di crescita e ogni curiosità. E il peccato piú grave che si possa commettere è sbagliare: l’errore non trova posto in un percorso che deve essere sempre dritto e portare con sicurezza alla destinazione prevista. Il lusso piú grande allora è inseguire la bellezza delle trame, le parole senza costrutto che però costruiscono vite. Le letture prive di immediate ricadute didattiche. Le strade sbagliate che aprono nuovi percorsi.

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Percorsi

Demetrio PaolinIl racconto diverso della Resistenza: Pavese e Fenoglio

L’altro giorno in un incontro a scuola, durante il famigerato silenzio seguito a «ci sono domande», il preside della scuola, che aveva assistito alla mia lezione su La casa in collina di Pavese e su Una questione privata di Fenoglio, ha preso la parola e ha dichiarato il suo stupore nel vedere come nessuno dei due autori veda riconosciuto il giusto valore all’interno dei programmi scolastici. Io ovviamente non ho le competenze tecniche per dire se questo è vero, se e come si devono rivedere i programmi ministeriali. Posso spiegare perché mi pare incredibile che due autori come Pavese e Fenoglio non siano studiati con più cura e attenzione dai nostri ragazzi.

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Percorsi

Walter BarberisGiorno della memoria

Al termine della Seconda guerra mondiale, uno strano silenzio copriva la tragedia della Shoah. Dopo la caduta del nazismo in Germania e dei fascismi in varie parti d’Europa, dopo la vittoria degli Alleati contro i tedeschi, dopo gli episodi gloriosi dei vari movimenti di resistenza contro i regimi dispotici, pareva che l’unica via di uscita verso un futuro di pace e un nuovo progresso fosse dimenticare quanto prima gli orrori della guerra. Guardare avanti era il sentimento più diffuso. In particolare, pareva scomodo e senza vere spiegazioni quel tremendo episodio che aveva visto eliminare milioni di ebrei nei campi di sterminio, nelle camere a gas e nei forni crematori. Come se fosse stato frutto di una allucinazione, di una mostruosa follia da parte degli assassini nazisti; e di una remissività quasi colpevole da parte delle vittime, entrambi intrappolati nelle spire di una cultura del razzismo senza via di scampo.

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Percorsi

elena varvellofamiglie: un album di fotografie

Ciascuno di noi fa il suo ingresso nel mondo in una famiglia, che sia numerosa o minuscola. Famiglia è chiunque ci accolga in quei primi momenti di vita – in certi casi accade più tardi e ci si accoglie a vicenda –, persone a cui siamo legati da un vincolo indissolubile. Possiamo andarcene molto lontano: quelle persone restano sempre l’origine, il punto d’inizio. Ecco da dove veniamo. Costruiremo una nuova famiglia, una volta cresciuti, un altro piccolo mondo nel mondo, diventeremo il punto d’inizio per qualcun altro, magari, e quella storia si ripeterà. Ma che cos’è una famiglia? Intendo dire, cos’è veramente? Cosa nasconde quel nome? Molti scrittori hanno provato a raccontarla, come se fosse un mistero, una questione più complicata di quanto sembri, un vincolo indissolubile eppure scomodo, a volte difficile, una storia che pare banale e che invece continua a porci domande.

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Percorsi

Gabriele Di FronzoIl regno degli animali

Spesso fanno la loro comparsa in copertina, ritratti e fotografati, in posa oppure no, e sono balene con giusto la pinna caudale fuori dall’acqua, cani dagli occhi luminescenti, farfalle su pistilli gialli, tigri che zompano nella neve o grandi uccelli dalle ali favolosamente spiegate.

Trovarli in un libro è per metà catturarli e per metà affievolire la nostalgia di un tempo in cui eravamo piú insieme di adesso. Hanno poteri magici, sono mostruosi ma pure attraenti. Si stagliano sulla figura umana, sinuosi e fantasmagorici, ben piú vivi di quelli di pezza. Sono addomesticati e adorati. A branchi o da soli, compagni del nostro tentato ritorno al regno animale o evidenze di una distanza irrecuperabile, scandiscono la distanza tra noi e la natura. Attraverso di loro conosciamo i nostri sensi di colpa, i pentimenti. Davanti a loro abbiamo paura, davanti a loro non nascondiamo le lacrime. Gli animali sono sempre presenze complici e stregonesche che a volte ci atterriscono, ma che intanto prendiamo per mano per arrivare da qui a là.

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