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Vasco BrondiUna cosa spirituale

Una cosa spirituale è un viaggio tra terreno e ultraterreno, una visione su come fare arte ai tempi del materialismo. Vasco Brondi ci racconta la sua esperienza con la creatività, i momenti in cui ha sentito che il flusso creativo non scorreva piú e i momenti in cui l’ha ritrovato. Esplora e mette in relazione le esperienze e le pratiche creative e spirituali di grandi artisti e di grandi mistici e tradizioni contemplative: Nick Cave e i sufi, le cartomanti e Federico Fellini, i padri del deserto e i CCCP, Marina Abramovic e i monaci tibetani, i sadhu e David Lynch, Simone Weil e il regno dei cieli.

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Enrico GalianoIl cuore non va a dormire

C’è un’età in cui ogni cosa brucia, soprattutto l’amore. E ce n’è un’altra in cui persino l’amore sembra uno sbaglio. Ma per quanto tu possa provare a nasconderti o a scappare da te, il tuo cuore non si lascerà ingannare. Il cuore a volte tace, ma non va mai a dormire.

Sasha ha sedici anni, un’anima inquieta e un segreto. Quando arriva il supplente di diritto – quello strano, che parla solo d’arte – per la prima volta si sente vista davvero.

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Michele MariI convitati di pietra

Un romanzo commosso e giocoso, che svela con perfido divertimento le pulsioni che si nascondono dentro l’amicizia. Perché in questa storia, prima di un imprevedibile finale, vale il contrario di quanto recita il proverbio: chi perde un amico trova un tesoro.

22 luglio 1975: la data fatidica in cui una classe del liceo, festeggiando con una cena il primo anniversario dell’esame di maturità, decide di stipulare un accordo di sangue e denaro. Ognuno dei trenta ex alunni verserà tutti gli anni una cifra, e il capitale sarà investito in modo da generare – col trascorrere dei decenni – un’autentica fortuna.

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Classe

Davide LongoIl mangiatore di pietre

IIS N. Pellati, Nizza Monferrato (AT)
Classe: III AL e IV AL
Docente: Sara Ostanel

Il mangiatore di pietre di Davide Longo è un romanzo tagliente. Si tratta di un giallo dalla trama complessa, con uno stile tutto suo che accosta parole forti – a volte crude – a un lessico spesso oscuro.

Fin dal titolo questa scelta è chiara: mangiare pietre significa infatti accettare l’asprezza della vita, ammettendo la sua severità e inclemenza.

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