Percorsi

Giorgio SciannaTempo di distopia

La distopia ha bisogno del Tempo. Di per sé non sarebbe un ingrediente necessario: il mondo distopico è una realtà capovolta dove il male e il negativo hanno la meglio, è l’altra faccia della moneta rispetto all’utopia. Basterebbe insomma capovolgere le dimensioni, usare la logica o la geografia, ma si finisce invece quasi sempre per usare il grimaldello temporale.

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Marco BalzanoResto qui

L’acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale si trovano i resti del paese di Curon, in Sudtirolo, terra di confini e lacerazioni, un posto in cui nemmeno la lingua materna è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. E proprio a Curon, prima di essere spazzato via per sempre, abita una comunità che, aggrappandosi alla rabbia, sceglie di resistere.

«Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi aver paura di restare».

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Tiziano ScarpaStabat mater

È notte, l’orfanotrofio è immerso nel sonno. Tutte le ragazze dormono, tranne una. Si chiama Cecilia, ha sedici anni. Di giorno suona il violino in chiesa, dietro la fitta grata che impedisce ai fedeli di vedere il volto delle giovani musiciste. Di notte l’assale la solitudine piú assoluta. E per combattere quel vuoto, scrive delle lettere alla persona piú lontana: la madre che l’ha abbandonata.

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Classe

Paolo CognettiLe otto montagne

Liceo Salvemini, Alessano (LE)
Classe: V A
Docente: Valeria Bisanti
Alunna: Ilenia Pedone

«Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa». Le montagne di Paolo Cognetti sono tante cose: sono neve e gelo, sono quiete e silenzio, e ti fanno sentire piccolo e indifeso. Le montagne, capaci di far parlare i cuori delle persone, sono ciò che unisce Pietro, il protagonista del romanzo, ai suoi genitori. Alla madre, sí, ma soprattutto al padre, che si mostra a tratti indifferente alle scelte del figlio e sembra quasi volerlo allontanare da lui. Se non fosse per quella passione comune: la montagna.

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Nicolaj Gogol’Racconti di Pietroburgo

«Ivan Jakovlevič per decenza infilò il frac sulla camicia e, sedutosi a tavola, si versò del sale, mondò due teste di cipolla, diede di piglio al coltello, e, facendo un viso compreso, cominciò a tagliare il pane. Divisolo in due parti, vi guardò dentro e, con sua meraviglia, vide qualcosa di biancheggiante. Un naso!»

Il naso, Il ritratto, La Prospettiva, Il giornale di un pazzo, Il mantello: i racconti piú famosi di Nicolaj Gogol’, maestro del grottesco e del realismo fantastico russo.

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Giovanni BianconiEseguendo la sentenza

15 marzo 1978, è la vigilia della presentazione alla Camera dei deputati del nuovo governo. In un quartiere a nord di Roma, Tiziana vive con ansia la notte prima della sua tesi di laurea; nella casa di via del Forte Trionfale Aldo Moro parla col figlio Giovanni. In via Chiabrera, invece, due uomini e una donna si preparano per l’indomani: caricano pistole, mitra e giubbotti antiproiettile.

«Gentili ascoltatori, siete collegati con la redazione del Gr2. Interrompiamo le trasmissioni per una drammatica notizia che ha dell’incredibile. Il presidente della Democrazia Cristiana, l’onorevole Aldo Moro, è stato rapito poco fa a Roma da un commando di terroristi».

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Insegnante

Francesco AbateUn posto anche per me

Silvia Grima (Barletta)

Delicato e crudele, tenero e violento insieme, proprio come spesso può essere la vita degli ultimi fra gli ultimi. E lo straordinario protagonista di Un posto anche per me di Francesco Abate è certamente un «ultimo». Abbandonato dalla madre, non desiderato da un padre destinato al carcere, appena tollerato da una nonna che non ha mai accettato nemmeno suo figlio, cresciuto in un istituto religioso, Peppino sin dalle prime pagine conquista il lettore con il suo guardo solitario e taciturno sulla vita che scorre tra le spiagge e i profumi della Sardegna lontana, e le strade della capitale osservate dai finestrini del tram.

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Gianrico CarofiglioLe tre del mattino

Un padre, un figlio e un rapporto difficile. E all’improvviso, l’incontro che li cambierà per sempre.

Antonio ha diciassette anni e soffre di una particolare forma di epilessia che lo fa sentire emarginato dai compagni, diverso, invalido. Eppure, seguendo la terapia di un famoso luminare che opera a Marsiglia, le sue condizioni sembrano migliorare. C’è solo un’ultima prova per debellare ufficialmente la malattia: vincere il sonno per due notti intere.

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Classe

Chiara FrugoniVita di un uomo: Francesco d’Assisi

Liceo scientifico Orsini, Ascoli Piceno
Classi: III A e IV A

Vita di un uomo di Chiara Frugoni offre una narrazione snella della vita di San Francesco, non con l’intenzione di riportare la «favola» del mito del Santo. Suo scopo, infatti, è quello di narrare fatti reali e non idealizzati: l’autrice, con uno stile lineare e chiaro, e un abile uso delle fonti, alla portata di ogni lettore, riesce a far rivivere in modo straordinario un uomo semplice e affascinante, che si è fatto carico delle ingiustizie della società con un’apertura mentale e uno spessore fuori dall’ordinario.

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Élise ThiébautQuesto è il mio sangue

Perché ancora oggi le mestruazioni sono un argomento di cui ci si vergogna, che discrimina le donne? Perché per definirle usiamo perifrasi come «Ho le mie cose», «Sono indisposta», «Ho il ciclo»? Perché ci imbarazza cosí tanto il modo in cui funzionano i nostri corpi? E se fossero gli uomini ad averle?

Un saggio brillante, ironico, provocatorio che affronta un tabú millenario. E che dovrebbe essere letto in classe, per permettere ai ragazzi di accedere a una nuova consapevolezza di sé e dell’altro.

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