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Akhil SharmaVita in famiglia

La famiglia Mishra, padre, madre e due figli, si trasferisce dall’India frugale degli anni Settanta negli Stati Uniti. Tutto è nuovo ed entusiasmante: cose mai viste, odori sconosciuti, acqua corrente, ascensori, semafori, tv a tutte le ore, pubblicità; ma anche spaesamento linguistico e razziale e segregazioni incomprensibili e talora comiche. Tutto è una scoperta. Ajay cresce e va a scuola con ottimi risultati, ma è Birju, il primogenito, il vanto della famiglia: è un ragazzo eccezionale, viene ammesso in una scuola superiore prestigiosa, vuole diventare medico. È in lui che la famiglia Mishra ripone le speranze di integrazione e ascesa sociale. Ma all’improvviso questo universo in costruzione crolla. Tre minuti appena. Un tempo cosí breve, eppure sufficiente a deviare il corso di un’esistenza, azzerandone il futuro.

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Passaparola

Ester ArmaninoStoria naturale di una famiglia

Stefania Bellitti, libraia

A volte non basta leggere la quarta di copertina di un libro. Per sceglierlo, a volte occorre parlarne con qualcuno.

Parliamo del bel romanzo di Ester Armanino, Storia naturale di una famiglia.

Parliamo di Bianca, un’adolescente curiosa, attenta ai particolari, meticolosa nelle sue descrizioni. La sua è una storia di cambiamenti, alcuni naturali, altri meno. Con i suoi occhi e le sue parole seguiamo quell’esistenza, in fotogrammi puntuali. La madre, il padre, il fratello, i cambiamenti in una sequenza di movimenti, necessari per liberarsi dal bozzolo, e trasformarsi in altro, spiegare le ali.

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Ester ArmaninoStoria naturale di una famiglia

Per cercare di capire il mondo degli adulti, Bianca lo osserva con gli occhi spalancati e con la curiosità di una piccola entomologa. Come attraverso la lente di un microscopio, cerca nei gesti affannati dei genitori e del fratello i movimenti ordinati e rassicuranti degli insetti, finendo per sovrapporre quel mondo in cui non esistono i tradimenti e le famiglie non si sfasciano a quello reale: «Mi vedevo piccoli uncini al posto delle mani, con quelli potevo rimanere arpionata alla terra e guardare le cose da lì, dove non era possibile cadere».

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Chiedi

Leonardo CaffoLa vita di ogni giorno

Centro studi Excol
Docente: Melissa Trevisan

Quali criteri etici determinano la scelta di un leader?

All’interno della prospettiva della prima lezione del mio libro, La vita di ogni giorno, ciò che viene fuori è che un leader è colui che è in grado di mettersi nei panni dell’altro: esattamente colui che si ferma a soccorrere il motociclista caduto. Nell’ipotesi tale per cui, affinché si possa governare uno spazio comune, bisogna innanzitutto mettersi nei panni di coloro che andrebbero aiutati in quest’arte del governo; intendo coloro che normalmente in una società divisiva come la nostra chiamiamo «dipendenti» ma che sono in realtà ciò da cui tu dipendi (attraverso il loro percorso e il tuo puoi essere «compiuto»). Per cui la prima scelta di un leader è la capacità di essere empatico, dove per empatico si intende quasi di più la simpatia, nel senso di condividere il pathos, di comprendere le posizioni, le strumentazioni e le forme in cui si trovano gli altri.

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Classe

Primo LeviLa tregua

IISS Cezzi De Castro-Moro, Maglie (LE)
Classe: 3 A CAT
Docente: Elena Tamborrino

«Giunsi a Torino il 19 di ottobre, dopo trentacinque giorni di viaggio: la casa era in piedi, tutti i familiari vivi, nessuno mi aspettava».

Bastano queste poche parole per riconoscere il senso del viaggio maledetto di Primo Levi, all’epoca giovane chimico torinese di famiglia ebraica, iniziato in Se questo è un uomo dove si narra della deportazione e della prigionia ad Auschwitz, e terminato con il racconto di un ritorno a casa, ne La tregua, scritto tra il 1961 e il 1962 e pubblicato da Einaudi la prima volta nel 1963, ben diciotto anni dopo le terribili esperienze vissute dall’autore.

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Percorsi

Walter BarberisGiorno della memoria

Al termine della Seconda guerra mondiale, uno strano silenzio copriva la tragedia della Shoah. Dopo la caduta del nazismo in Germania e dei fascismi in varie parti d’Europa, dopo la vittoria degli Alleati contro i tedeschi, dopo gli episodi gloriosi dei vari movimenti di resistenza contro i regimi dispotici, pareva che l’unica via di uscita verso un futuro di pace e un nuovo progresso fosse dimenticare quanto prima gli orrori della guerra. Guardare avanti era il sentimento più diffuso. In particolare, pareva scomodo e senza vere spiegazioni quel tremendo episodio che aveva visto eliminare milioni di ebrei nei campi di sterminio, nelle camere a gas e nei forni crematori. Come se fosse stato frutto di una allucinazione, di una mostruosa follia da parte degli assassini nazisti; e di una remissività quasi colpevole da parte delle vittime, entrambi intrappolati nelle spire di una cultura del razzismo senza via di scampo.

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Riccardo StaglianòAl posto tuo

Quand’è l’ultima volta che avete comprato un biglietto del treno allo sportello invece di farlo online? O un cd in un negozio di dischi? O che avete messo piede in banca?

P come Posto, il tuo posto di lavoro. Quello che internet e le macchine si portano via.

Le macchine hanno sempre rimpiazzato gli uomini. Prima però lo facevano nei compiti pesanti, colpendo i colletti blu; ora sostituiscono anche il lavoro dei colletti bianchi. In passato l’aumento della produttività dato dalla tecnologia si trasformava in piú ricchezza per la società: se uno perdeva il lavoro in manifattura ne trovava un altro nei servizi. Ormai invece le macchine corrono troppo forte e distruggono piú posti di quanti non ne riescano a creare.

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Benedetta TobagiCome mi batte forte il tuo cuore

«Hanno ucciso papà. Ma queste cose succedono nei film, non può essere vero. I compagni dell’asilo non mi credono. Allora insisto: “Hanno ammazzato papà, gli hanno sparato, bum! bum!, con la pistola” e mimo con le dita la forma dell’arma. Una P38».

Milano, 28 maggio 1980. Alcuni membri della «Brigata XXVIII marzo», formazione terroristica di sinistra, sparano a Walter Tobagi, una delle firme piú prestigiose del «Corriere della Sera», uccidendolo. Benedetta ha soli tre anni, conserva di lui qualche ricordo e una grande incolmabile mancanza.

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Insegnante

Benedetta TobagiCome mi batte forte il tuo cuore

Silvia Vitucci (Roma)

Lessi Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio padre di Benedetta Tobagi quando uscì, nel 2009, e mi piacque moltissimo, per la sua scrittura tersa e per il modo in cui dimensione pubblica e privata sono inestricabilmente intrecciate. Mi colpì molto l’editoriale che gli dedicò Ferruccio De Bortoli sul «Corriere della Sera», essendomi ritrovata in particolare in queste parole: «Un libro che andrebbe letto anche a scuola. Noi ci auguriamo leggendo queste pagine così belle e nobili di non dover più rivivere gli anni di piombo, anche se ne vediamo ripetersi alcuni dei sintomi. E immersi nel liquido a volte maleodorante della nostra contemporaneità, ci domandiamo, con senso di angoscia, come ci ricorderanno i nostri figli. E se stiamo facendo di tutto per consegnare loro una società migliore».

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