montagna

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Sara LoffrediFronte di scavo

«La Regina Bianca mi aveva tradito, scatenando la valanga. Ero convinto che la potessimo domare, che si sarebbe piegata al nostro volere, ma lei era antica, vigorosa, feroce».

All’inizio degli anni Sessanta, centinaia di uomini sono impegnati nella piú grande operazione di «chirurgia geografica» del secondo dopoguerra: il traforo del Monte Bianco. Devono procedere spediti, e soprattutto dritti, altrimenti la galleria italiana e quella francese non s’incontreranno. Ettore è un uomo di città, chiamato in valle per partecipare al progetto. I calcoli e le misurazioni sono il suo pane quotidiano, l’ingegneria il suo mestiere; di colpo viene precipitato in uno scenario che gli allarga la mente e il respiro.

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Diego LeoniLa guerra verticale

Come avranno fatto i soldati italiani e austriaci ad arrivare con i loro zaini, le armi, l’equipaggiamento sulle vertiginose pareti alpine? A vivere e sopravvivere tra terra, fango, freddo, ghiaccio, roccia e acciaio?

Quando, il 24 maggio 1915, si aprí il fronte italo-austriaco, nessuno di coloro che avevano teorizzato la guerra di montagna avrebbe mai immaginato che cosa sarebbe stata. Tanto meno coloro che si accingevano a combatterla. La guerra di montagna fu molte guerre: di masse sugli altopiani, alpinistica sulle Dolomiti e sui ghiacciai, sotterranea in tutti i settori, tecnologica e di saperi. Infine, si fece sistema che si autoregolava, sovrapponendosi e sostituendosi a quello alpino.

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Mario Rigoni SternIl bosco degli urogalli

Storie di cacciatori, di animali selvatici, di cani, di montagne in cui si respira l’anima degli spazi aperti e di paesaggi impervi solo sfiorati dalla presenza umana. Questo è Il bosco degli urogalli: una serie di racconti pubblicati dapprima in varie riviste e poi raccolti in un’antologia per volere di Italo Calvino, riproposti in quest’edizione con una nuova prefazione di Paolo Cognetti.

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Paolo CognettiLe otto montagne

«Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa».

Pietro è un ragazzino di città. La madre lavora in un consultorio di periferia, farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un solitario, e torna a casa ogni sera carico di rabbia. Ma sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia.

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