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Giulio GuidorizziUlisse

Dopo il grande successo di Io, Agamennone Guidorizzi ci racconta Ulisse in modo altrettanto inedito e sorprendente, dando voce a chi si è sacrificato per lui in nome dell’amore.

Di Ulisse pensiamo di sapere tutto. È l’astuto guerriero che ha trovato il modo per espugnare Troia. È il condottiero senza paura che ha affrontato tempeste, ciclopi, canti di sirene e perfide maghe. È l’avventuroso sovrano di Itaca che ha vagato anni per mare, perseguitato da Poseidone, prima di poter giungere finalmente a casa. Ma il mito, come la storia, ha sempre un altro lato. 

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Paolo MaurensigIl diavolo nel cassetto

«Il diavolo non sopporta che si rida di lui, questo era il suo punto debole. Di sicuro si sarebbe vendicato».

Dichtersruhe è un paesino svizzero incastonato tra le montagne, che deve la sua fortuna a un breve soggiorno di Goethe in una delle locande della zona. D’altronde la letteratura qua è una cosa molto seria: tutti e mille gli abitanti sono accomunati dalla passione smodata per la scrittura. Dal prete anzianissimo che redige le sue memorie alla ragazzina un po’ sciocca autrice di filastrocche, passando per il fabbro e il borgomastro, tutti si sentono scrittori e ambiscono alla gloria letteraria

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Cesare PaveseLa luna e i falò

All’indomani della Liberazione, dopo molti anni passati in America, Anguilla fa ritorno al paese delle Langhe in cui è cresciuto. Eppure, a Santo Stefano Belbo tutto sembra essere rimasto uguale, immobile: «stessi rumori, stesso vino, stesse facce di una volta. I ragazzetti che correvano tra le gambe alla gente erano quelli; i fazzolettoni, le coppie di buoi, il profumo, il sudore, le calze delle donne sulle gambe scure, erano quelli. E le allegrie, le tragedie, le promesse in riva a Belbo». Anche Nuto, l’amico di sempre, è ancora là. E con lui Anguilla decide di ripercorrere i luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza alla ricerca delle proprie radici.

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Mario Rigoni SternIl bosco degli urogalli

Storie di cacciatori, di animali selvatici, di cani, di montagne in cui si respira l’anima degli spazi aperti e di paesaggi impervi solo sfiorati dalla presenza umana. Questo è Il bosco degli urogalli: una serie di racconti pubblicati dapprima in varie riviste e poi raccolti in un’antologia per volere di Italo Calvino, riproposti in quest’edizione con una nuova prefazione di Paolo Cognetti.

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Delphine de ViganLe fedeltà invisibili

Cosa succede se le fragilità dei genitori ricadono sulla vita dei figli? Come può un bambino non restare fedele all’amore per la madre e il padre malgrado ogni mancanza?

Théo ha dodici anni e i suoi genitori sono separati. Vive in affido condiviso, una settimana dall’uno e una settimana dall’altra, senza raccontare mai niente. Sia perché il padre, che vive in uno stato di pietoso abbandono, gli ha chiesto di non farne parola con la madre, sia perché la madre, anaffettiva e rancorosa nei confronti dell’ex marito, ogni settimana riprende il filo del discorso da dove l’ha interrotto sette giorni prima. Come se nulla fosse. E a non raccontare nulla, con la stessa invisibile fedeltà è Mathis, suo unico amico e compagno di classe, col quale Théo ha iniziato un gioco pericoloso: bere superalcolici a scuola per non sentire dolore.

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Gaia RayneriPulce non c’è

«Pulce qualche volta piange, ma non sa dire che è triste; anzi, a volte sembra che non sappia nemmeno piangere, perché lo fa in un modo che non le scendono le lacrime, ma le piange solo la faccia. È difficile da spiegare, comunque non è molto importante, perché Pulce piange poco».

Pulce ha nove anni, beve solo tamarindo, ascolta Bach, fa sculture con il pecorino e va pazza per le persone arrabbiate. È una bambina allegra, a cui piace infilarsi negli abbracci degli sconosciuti, stritolarti piú forte che può. Ma non parla, perché è autistica. E quando un giorno, come tutti i giorni, mamma Anita va a prenderla a scuola, Pulce non c’è.

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Mary ShelleyFrankenstein

«Io mi detti molto da fare per pensare una storia – una che potesse rivaleggiare con quelle che ci avevano indotto a quel compito. Una storia che parlasse delle paure misteriose insite nella nostra natura, e che risvegliasse brividi di orrore. Che facesse temere al lettore di guardarsi attorno, che gli facesse raggelare il sangue e accelerare i battiti del cuore».

Nel 1816 Lord Byron, durante una sera tempestosa nella sua villa a Ginevra, propone ai suoi ospiti – Mary e Percy Shelley, e William Polidori – di scrivere, per gioco, un racconto dell’orrore. Ricollegandosi al mito di Prometeo, Mary scriverà Frankenstein.

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Giancarlo VisitilliE la felicità, prof?

«Mi domando com’è possibile che una ragazza di diciotto anni senta di essere cresciuta troppo in fretta. Se è accaduto, è anche colpa nostra. Ci rimproverano di mostrarci arresi. Ci chiedono di insegnare loro a non rinunciare alla felicità. È questo che dovrei fare? So farlo?»

Giancarlo Visitilli racconta adolescenti disillusi ma non arresi, che chiedono agli adulti di crederci ancora. Questo docente inconsueto, fissato con don Milani e De André, vuole soprattutto capire «cosa passa nella testa dei ragazzi, a quale ritmo si muova il loro cuore», e perché troppo spesso definiscano il mondo dei grandi «un invito al massacro».

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Ester ArmaninoL’Arca

Quando un diluvio si abbatte sulle nostre vite, dobbiamo pensare a cosa mettere in salvo: i ricordi, le promesse, la strada percorsa assieme a chi amiamo e quella che percorreremo da soli una volta tornato il sereno. È ciò che fanno Teresa e Nadia, due sorelle divise dall’indole e da un segreto. Ma è soprattutto ciò che imparerà Pietro, sei anni, con un dinosauro di pezza nella mano e un barattolo per conservare i pensieri nell’altra.

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Marco BalzanoResto qui

L’acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale si trovano i resti del paese di Curon, in Sudtirolo, terra di confini e lacerazioni, un posto in cui nemmeno la lingua materna è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. E proprio a Curon, prima di essere spazzato via per sempre, abita una comunità che, aggrappandosi alla rabbia, sceglie di resistere.

«Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi aver paura di restare».

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