storia

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Sergio LuzzattoI bambini di Moshe

Sopravvivere alla Shoah e alla follia omicida del nazismo non è cosa da bambini. Eppure, grazie a Moshe Zeiri, settecento di loro ci riuscirono.

Falegname per formazione, teatrante per vocazione, Moshe è un giovane ebreo della Galizia orientale. Immigrato in Palestina negli anni Trenta, fra il 1944 e il 1945 risale l’Italia come soldato volontario nel Genio britannico per cercare di salvare il salvabile. Se non la civiltà yiddish irrimediabilmente distrutta, almeno gli ultimi resti del popolo sterminato.

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Anilda IbrahimiIl tuo nome è una promessa

«Deve mettere al riparo l’amore, rovesciare la fine, per ricominciare».

Nella vita di Rebecca la fuga sembra essere l’unica trama possibile. Il suo matrimonio con Thomas è arrivato al capolinea, per questo accetta l’incarico dell’organizzazione internazionale per cui lavora: destinazione Tirana. Non è mai stata in Albania, ma di quel paese sa molte cose. Sa per esempio che l’ospite è sacro e che la parola data viene presa seriamente. Quello infatti è il paese che ha dato ospitalità a sua madre Esther in fuga dalla Berlino nazista, il paese che le ha salvato la vita.

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Claudio RigonI fogli del capitano Michel

La Prima guerra mondiale raccontata in modo rigoroso ed emozionante; una vicenda apparentemente lontana dai ragazzi di oggi, ma che ha coinvolto tanti giovani poco piú che ragazzi allora, costretti a vivere l’orrore e insieme la normalità del fronte.

Nell’archivio di un museo di Vicenza, Claudio Rigon nota alcune piccole fotografie di soldati. Anche se sparse fra altre, qualcosa le unisce e le rende riconoscibili; sul retro, a matita, è scritto sempre lo stesso nome, Michel. Ma chi è quest’uomo?

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Massimo ZamboniNessuna voce dentro

«La vita pare troppo lunga per accontentarsi».

Reggio Emilia, estate 1981. Un giovane è sul ciglio della strada con il pollice alzato. Un camionista desideroso di condividere la propria solitudine lo fa salire: direzione Berlino Ovest. È la storia di Massimo Zamboni, che, come ogni ragazzo di ogni epoca, ha addosso una fame inappagata di vita, e la provincia non basta piú.

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Anne FrankDiario

«Riuscirò mai a scrivere qualcosa di grande, sarò mai una giornalista e scrittrice? Lo spero, oh, lo spero tanto, perché scrivendo riesco a fissare tutto sulla carta, i pensieri, gli ideali e le fantasie» (5 aprile 1944).

Quando Anne inizia il suo diario, nel giugno del 1942, ha appena compiuto tredici anni. Poche pagine, e all’immagine della scuola, dei compagni e di amori piú o meno ideali, si sostituisce la storia della lunga clandestinità vissuta inseme ad altri sette ebrei nell’Alloggio segreto di Prinsengracht 263, Amsterdam.

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Anilda IbrahimiL’amore e gli stracci del tempo

«È stata la guerra, la guerra ha dato un altro significato alle promesse».

Milos e Besor sono legati da un’amicizia profonda. Docente di medicina l’uno, brillante studente l’altro, condividono la passione per la scienza e per le poesie di Charles Simic. I loro figli, Zlatan e Ajkuna crescono insieme nella stessa casa, a Pristina, nonostante lui sia serbo e lei kosovara di etnia albanese. Ma il Kosovo, in cui per secoli questi popoli hanno convissuto, alla fine degli anni Novanta sanguina. Ed è l’ennesima ferita al cuore dell’Europa balcanica.

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Beppe FenoglioUna questione privata

«Tu non devi sapere niente, solo che io ti amo. Io invece debbo sapere, solo se io ho la tua anima».

Langhe, tempo di Resistenza. Fenoglio racconta temi a lui molto cari: le guerre partigiane, la Storia pubblica e militare, gli scontri a fuoco, i movimenti delle truppe e delle bande fasciste e antifasciste, la crudeltà e la morte che ne consegue. Ma non è tutto. A questo si intreccia una storia piú piccola, piú personale e intima, eppure vissuta in modo non meno tragico, che vede protagonista il giovane Milton, studente universitario ed ex ufficiale che milita nelle formazioni autonome.

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Classe

Primo LeviLa tregua

IISS Cezzi De Castro Moro, Maglie (LE)
Classe: III A CAT
Docente: Elena Tamborrino

«Giunsi a Torino il 19 di ottobre, dopo trentacinque giorni di viaggio: la casa era in piedi, tutti i familiari vivi, nessuno mi aspettava».

Bastano queste poche parole per riconoscere il senso del viaggio maledetto di Primo Levi, all’epoca giovane chimico torinese di famiglia ebraica, iniziato in Se questo è un uomo dove si narra della deportazione e della prigionia ad Auschwitz, e terminato con il racconto di un ritorno a casa, ne La tregua, scritto tra il 1961 e il 1962 e pubblicato da Einaudi la prima volta nel 1963, ben diciotto anni dopo le terribili esperienze vissute dall’autore.

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Percorsi

Walter BarberisGiorno della memoria

Al termine della Seconda guerra mondiale, uno strano silenzio copriva la tragedia della Shoah. Dopo la caduta del nazismo in Germania e dei fascismi in varie parti d’Europa, dopo la vittoria degli Alleati contro i tedeschi, dopo gli episodi gloriosi dei vari movimenti di resistenza contro i regimi dispotici, pareva che l’unica via di uscita verso un futuro di pace e un nuovo progresso fosse dimenticare quanto prima gli orrori della guerra. Guardare avanti era il sentimento più diffuso. In particolare, pareva scomodo e senza vere spiegazioni quel tremendo episodio che aveva visto eliminare milioni di ebrei nei campi di sterminio, nelle camere a gas e nei forni crematori. Come se fosse stato frutto di una allucinazione, di una mostruosa follia da parte degli assassini nazisti; e di una remissività quasi colpevole da parte delle vittime, entrambi intrappolati nelle spire di una cultura del razzismo senza via di scampo.

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