Classe

Paola MastrocolaL’amore prima di noi

I.I.S.S. Cezzi De Castro Moro, Maglie (LE)
Classe: IV A CAT
Docente: Elena Tamborrino

«All’inizio è il Caos». E da esso nasce tutto: la Notte, il Giorno, il Cielo, gli Animali, gli Dèi, gli Uomini… e da tutto questo, ha vita l’Amore. Paola Mastrocola ci racconta proprio come sia nato questo Amore, dagli Dèi che si trasformano per poter amare gli uomini e – cosí facendo – eternarli, agli uomini che invocano gli stessi Dèi per chiedere aiuto nelle loro vite mortali.

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Aldo MoroLettere dalla prigionia

«Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. […] Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo».

Sono trascorsi quarant’anni dal rapimento e dall’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate rosse, tragico spartiacque della storia dell’Italia repubblicana. Nei 55 giorni di prigionia l’uomo politico scrisse un centinaio di lettere, qui pubblicate integralmente.

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Classe

Piergiorgio PaterliniBambinate

Liceo scientifico Leonardo da Vinci, Terracina (LT)
Classi: I B e V B
Docente: Sandra Di Vito

In Bambinate troviamo il tema del nostos (cioè del viaggio di ritorno al paese natale) e la conclusione di questo viaggio sarà spietata quanto l’inizio. Dal 2015 attraverso un flashback si torna indietro al 1965, al 16 aprile 1965, il Venerdí santo. Nel paesino natale del protagonista si è soliti rappresentare la Via Crucis e in questo libro la rappresentazione gode di personaggi della tradizione (il Sommo Sacerdote, le Pie Donne, il Cireneo, la soldataglia, Pilato, Cristo), ma i protagonisti non stanno recitando e sono dei bambini. La Via Crucis è reale. Semo, il piccolo Cristo, sta andando veramente verso il Golgota (la Rocca) e Pilato (il protagonista), potendo impedirne la crocifissione, decide alla fine di non decidere e rimanere a guardare.

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Riccardo FalcinelliCromorama

Perché le matite gialle vendono di piú delle altre? Perché Flaubert veste di blu Emma Bovary? Perché nei dipinti di Mondrian il verde non c’è mai? E perché invece Hitchcock lo usa in abbondanza?

Intrecciando storie su storie, e con l’aiuto di 400 illustrazioni, Falcinelli narra come si è formato lo sguardo moderno, attingendo all’intero universo delle immagini: non solo la pittura, ma anche la letteratura, il cinema, i fumetti e soprattutto gli oggetti quotidiani, che per la prima volta ci fa vedere in maniera nuova e inconsueta.

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Mary ShelleyFrankenstein

«Io mi detti molto da fare per pensare una storia – una che potesse rivaleggiare con quelle che ci avevano indotto a quel compito. Una storia che parlasse delle paure misteriose insite nella nostra natura, e che risvegliasse brividi di orrore. Che facesse temere al lettore di guardarsi attorno, che gli facesse raggelare il sangue e accelerare i battiti del cuore».

Nel 1816 Lord Byron, durante una sera tempestosa nella sua villa a Ginevra, propone ai suoi ospiti – Mary e Percy Shelley, e William Polidori – di scrivere, per gioco, un racconto dell’orrore. Ricollegandosi al mito di Prometeo, Mary scriverà Frankenstein.

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Insegnante

Christian RaimoTutti i banchi sono uguali

Silvia Vitucci (Roma)

Il lucido e documentato saggio di Christian Raimo sull’incapacità della scuola italiana di contrastare disuguaglianze sociali, Tutti i banchi sono uguali. La scuola e l’uguaglianza che non c’èappare una lettura imprescindibile per un insegnante e per chiunque abbia a cuore la riflessione sulla scuola.

Raimo, scrittore e insegnante, esprime le sue considerazioni sulle limitate capacità della scuola italiana di promuovere l’uguaglianza, dimostrando che purtroppo quest’ultima non riesce ancora a dare piena realizzazione al suo mandato costituzionale: l’articolo 3 della Costituzione (è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana) continua a rimanere, almeno in parte, lettera morta, oggi come ai tempi della scuola criticata da don Milani nel 1967.

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Giancarlo VisitilliE la felicità, prof?

«Mi domando com’è possibile che una ragazza di diciotto anni senta di essere cresciuta troppo in fretta. Se è accaduto, è anche colpa nostra. Ci rimproverano di mostrarci arresi. Ci chiedono di insegnare loro a non rinunciare alla felicità. È questo che dovrei fare? So farlo?»

Giancarlo Visitilli racconta adolescenti disillusi ma non arresi, che chiedono agli adulti di crederci ancora. Questo docente inconsueto, fissato con don Milani e De André, vuole soprattutto capire «cosa passa nella testa dei ragazzi, a quale ritmo si muova il loro cuore», e perché troppo spesso definiscano il mondo dei grandi «un invito al massacro».

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Classe

Philip RothNemesi

Liceo classico Flaminio, Vittorio Veneto (TV)
Classe: I A
Docente: Francesco Targhetta

Estate 1944. Bucky Cantor, mentre il mondo è sconvolto dalla Seconda Guerra Mondiale, è costretto a vivere una guerra privata. A Newark, la sua città, imperversa un’epidemia di polio che sconvolgerà la sua vita e metterà in dubbio i principi con i quali è cresciuto. 

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Riccardo StaglianòLavoretti

«Siamo davvero pronti a riscrivere l’articolo 1 della Costituzione in un piú sincero, ma scoraggiante: “L’Italia è un Paese fondato sul lavoretto”? Preferirei di no. E allora prendete queste pagine come una sveglia il cui tempo è scaduto».

Perché di colpo arrotondare è diventato necessario? Cosa si nasconde dietro all’elogio della modernità e della cosiddetta «economia della condivisione»? Il nuovo capitalismo delle piattaforme digitali, tanto osannato come efficiente, green e socialmente giusto, sta invece causando il progressivo svuotamento del lavoro.

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Classe

Donatella Di PietrantonioL’Arminuta

Liceo scientifico Canudo, Gioia del Colle (BA)
Classe: II B
Docente: Irene Martino

L’Arminuta: la ritornata. Cosa andrà mai a celare la salacità di questo nome? Si tratta, semplicemente, dell’appellativo che la voce del popolo, «il vento» – come l’ha definita Sciascia – assegnerà alla protagonista del romanzo di Donatella di Pietrantonio. Ci si potrebbe chiedere: al posto di cosa? A questo, non si può rispondere, perché al lettore non è dato conoscere il suo nome di battesimo. Cosí come a lei non è concesso riconoscere con facilità la sua casa, la sua origine.

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