Maaza MengisteIl Re Ombra

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Hirut, figlia di Fasil e Getey, è una ragazzina spaurita in balia di un sistema patriarcale che la vuole schiava. Ma quando i venti di guerra contro gli invasori italiani cominciano a infuriare sulle alture, proprio Hirut diventa la temuta guardiana del Re Ombra: come le sue sorelle d’Etiopia ora è un soldato, che non ha piú alcun timore di ciò che gli uomini possono fare a donne come lei.

Maaza Mengiste ci conduce ai giorni dell’occupazione voluta da Mussolini nel 1935 e portata avanti con inaudita violenza malgrado i richiami della Società delle nazioni. Quando, il primo marzo 1936, l’imperatore Hailé Selassié, al comando del suo esercito, viene sconfitto a Mai Ceu e costretto all’esilio, sugli altopiani e nei villaggi dell’intero paese le donne e gli uomini etiopi organizzano una resistenza vittoriosa, combattendo battaglie il cui clamore rimanda agli epici scontri dell’Iliade. Tutto avviene secondo le regole talora cruente di una società feudale che vanta però un’antica indipendenza e una solida tradizione militare. Il re è salito su un treno che lo sta portando fuori dal suo paese, ma sui crinali dei colli appare il profilo conosciuto e amato del sovrano. È un inganno? Un miraggio? Forse è il potere dell’ombra, che restituisce ai sudditi fiducia e coraggio.

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Il Re Ombra ha vinto il Premio Gregor von Rezzori.

«Ambientata durante la Guerra d’Etiopia, Il re ombra è un’epica vasta e indimenticabile di un’autrice d’immenso talento che non ha paura di rischiare» («The New York Review of Books»).

«Maaza Mengiste è una grande scrittrice e Il re ombra è un gran bel libro» (Carlo Lucarelli, «La Lettura»)

«Studiando le vicende storiche ho capito che ciascun Paese ha miti e propaganda. E che la verità di cosa succede in guerra è fuori dagli archivi», racconta l’autrice nell’intervista di Kibra Sebhat su «Sette».

«Un romanzo forte, originale e appassionante di una scrittrice nata in Etiopia, che evoca la tragedia dell’invasione fascista e la resistenza eroica di un popolo» (Goffredo Fofi, «Internazionale»).

«Un romanzo intenso, vivo e appassionato, da leggere per mille motivi. Mille e uno, se come italiani si desidera osservare con uno sguardo altro una parte della propria storia non ancora sufficientemente conosciuta» (Francesco Filippi, «il venerdí»).

«Un brillante ibrido fra narrativa convenzionale di tipo storico e sperimentazione formale» (Guido Caserza, «il mattino»).

«Un libro che racconta, tra le altre cose, con piglio originale e avvincente, la breve ma intensa dominazione italiana in Etiopia alla fine degli anni Trenta» (Paolo Comentale, «La Gazzetta del Mezzogiorno»).

Su Doppiozero, Isabella Pasqualetto scrive a proposito della traduzione di Anna Nadotti: «La pubblicazione italiana di questo libro richiedeva una voce consapevole di quanto la traduzione, al pari della storia, sia un atto politico: pochi avrebbero potuto tradurre Il Re Ombra; pochissimi sarebbero riusciti a conservare nella traduzione la valenza politica di questo libro; quasi nessuno, credo, sarebbe riuscito a unire a questa consapevolezza la bravura con le parole di Anna Nadotti, voce italiana di Maaza Mengiste per Einaudi».

Francesca Sibani, della redazione di «Internazionale», ha intervistato la scrittrice: