FilelfoL’assemblea degli animali

Liceo Ariosto, Ferrara
Docente: Simona Azzari
Classe: II R

Esercizi di scrittura creativa a partire da L’assemblea degli animali di Filelfo.

Senza rispetto

Faccio ancora fatica a parlarne, nonostante siano già passati alcuni anni. Comunque, bambini, è giusto che io ve lo racconti, poiché al giorno d’oggi potrebbe succedere a chiunque. Stavo nuotando non molto lontano da una spiaggia, che, essendo estate, era affollatissima di umani. Ero già stato messo in guardia su di loro, mi avevano detto che sono creature pericolose, che non portano rispetto per niente e nessuno, io, però, ancora non credevo a queste voci. Mentre li osservavo sguazzare qua e là in acqua, lanciandosi a vicenda una palla, non mi accorsi che mi stavo sempre piú avvicinando a loro. A un certo punto sentii qualcosa che mi bloccava una zampa posteriore. Mi girai, sul momento non capii cosa fosse, ma, mentre mi dimenavo per tentare di liberarmi, realizzai: era una rete, abbandonata in mezzo al mare, una di quelle che gli umani usano per catturare i pesci. Piú cercavo di liberarmi, piú peggioravo la situazione. Praticamente non potevo piú muovermi. Venni trascinato dalla corrente per ore, ero solo, senza speranze, ormai mi abbandonavo all’idea che ci sarei morto in quelle condizioni. Finché non la vidi, la mia salvezza: una barca! Inizialmente ero spaventato, non sapevo cosa mi volessero fare gli umani che mi trovarono. Per fortuna erano persone buone. Mi liberarono e mi lasciarono andare. La mia, però, è stata solo fortuna, sarebbe potuta andare molto diversamente. Spero, quindi, abbiate capito quello vi volevo dire: dovete stare alla larga dagli umani, a loro interessa solo di sé stessi, non ci pensano due volte a buttare quello che gli pare nel nostro mare, e col tempo la situazione sta andando di male in peggio.

Emma

 

Lo scioglimento dei ghiacciai

Sono un orso polare e vivo da un bel po’ di anni in un luogo nel quale domina il ghiaccio, mi sono sempre trovato bene perché è il mio habitat perfetto, dove posso cacciare, mangiare, riprodurmi e allevare i miei cuccioli. Ma, purtroppo, per colpa degli esseri umani, le temperature iniziano ad aumentare e di conseguenza il ghiaccio si scioglie. Dico che è colpa degli esseri umani perché con il loro egoismo creano sempre piú fabbriche per i loro interessi, infischiandosene delle conseguenze, come l’inquinamento atmosferico e il surriscaldamento del pianeta, oppure vengono direttamente in questo territorio di ghiaccio per uccidermi e prendere la mia bellissima pelliccia bianca, o anche per vedere dove estrarre un liquido nero chiamato petrolio. Ecco, per colpa loro io e altri della mia specie che abitiamo in questo territorio siamo costretti a subire e a spostarci da un ghiaccio all’altro, con l’unico obiettivo di arrivare in un territorio nel quale il ghiaccio avrà maggiore probabilità di resistere a questi cambiamenti. Fino a dove? Fino a quando?

Luca

 

Siamo innocenti

Australia 04/03/2020

Lo sapevo, avevo sentito voci sugli incendi che si avvicinavano a casa, ma non avrei mai pensato a un disastro del genere. Animali che correvano, urlavano, che cercavano di sfuggire all’accumulo di fumo e di fuoco che invadeva le nostre abitazioni. Non stavo capendo, non realizzavo il fatto che l’uomo fosse riuscito a spingersi cosí oltre e a bruciare la nostra foresta solo per interesse personale, senza pensare un secondo alle nostre vite e a quello che avrebbe potuto causare.

Io sono un Koala che è cresciuto fino a ora in questo posto, con la mia famiglia e i miei amici e vedere la mia infanzia bruciare e distruggersi in questo modo mi suscita solo rabbia verso l’uomo, perché l’unica cosa che non avrei mai pensato è il fatto di vedere i miei familiari spegnersi e soffrire nella nostra casa, dove abbiamo condiviso tanti bei momenti, ci siamo divertiti, amati, siamo stati uniti e abbiamo affrontato gli ostacoli insieme, ma questa volta penso che salvarsi sarà difficile e forse impossibile. Non voglio perdere la mia mamma, il mio papà, i miei fratelli, non voglio… non deve succedere!!!

Pian piano sento il fumo diffondersi nei miei polmoni e faccio fatica a respirare, faccio fatica pure a muovermi e con gli occhi appena aperti vedo la mia famiglia a terra proprio come me. Vi voglio bene mamma, papà, fratelli: spero che un giorno le persone comprendano il grande dolore che stanno causando e che, continuando cosí, non arriveranno da nessuna parte.

Michela

 

E all’improvviso arrivò la notte…

Nella vasta e distesa prateria mi appostavo in corrispondenza di un lato erboso del laghetto, per poter bere, quando, a un certo punto, un odore assai disgustoso avvolse la limpida aria del mio meraviglioso paese, l’Australia. Delle fiamme divampavano sempre piú alte e potenti e inseguivano centinaia di animali che cercavano di scappare. Inghiottivano qualsiasi cosa si trovasse davanti a loro, una scena brutale. Mi misi immediatamente a saltare, cercando di raggiungere la salvezza, ma tutto si rivelò inutile: il fuoco era troppo veloce e, a un certo punto, tutto diventò nero. Questo, purtroppo, è stato il destino di milioni e milioni di animali del continente australiano. Un devastante incendio ha arso gran parte della foresta, aiutato dal clima troppo caldo, che ha bruciato l’erba troppo secca per colpa della mancanza di piogge. Ma questi incendi non avvengono solo a causa del clima, purtroppo a volte si tratta di incendi dolosi, appiccati apposta dall’uomo solo per divertirsi, per distrazione oppure per interessi economici. Per noi canguri e per tutti gli altri animali, questo incendio è stato un grande problema, perché ha distrutto tutto ciò a cui eravamo abituati: non riusciamo piú a trovare nutrimento, i nostri figli non vengono allattati e il territorio è una distesa di arida sterpaglia che non permette la sopravvivenza. Siamo arrivati alla conclusione di pensare che l’animale piú pericoloso del pianeta sia l’uomo, che si è evoluto solo per distruggerci ed estinguerci. Per questo motivo facciamo tanta fatica a fidarci anche dei pochi “angeli” che ogni tanto incontriamo nella foresta bruciata, anime buone e giuste che stanno provando a salvare la nostra specie e tutte quelle coinvolte in questo terribile, ennesimo disastro ambientale.

Giorgio

 

Sono già morto

Sgrano gli occhi. Non ricordo piú dove sono, ma sicuramente non a casa, nella mia calma duna di sabbia. Io me lo ricordo come se fosse ieri, quando sono venuti a prendermi: era una sera tranquilla e stavo riposando rinchiuso nella mia corazza come al solito, quando dei passi forti si avvicinarono a me, e in un istante ero chiuso in una gabbia minuscola. «Ho trovato un pangolino!» esclamava il mio predatore su due zampe, «Con questo diventiamo ricchi!» gli rispondeva il compagno. Da quel momento non ricordo piú nulla. Giro il muso verso destra e in due secondi ho già capito dove sono: un wet market. Me ne avevano parlato, vengono a rapirci per portarci in questi macelli. In questi mercati noi animali veniamo uccisi appena comprati, sul momento, spesso con mezzi di fortuna. Sono in una bancarella molto stretta ma sento vicino a me gli starnazzi delle anatre, lo squittire dei topi, i passi rapidi delle lucertole, le pinne dei pesci che si muovono nell’acquario. Sono praticamente in uno zoo. Tutti questi animali qua, per morire. Ognuno di loro, se verrà comprato, morirà. Riesco anche a sentire il rumore delle persone e dei motori delle auto e delle moto che passano a tutta velocità. Altri passi, una persona si abbassa, è magra, indossa una camicia rossa e dei jeans corti, ai piedi dei sandali di legno. Estrae dalla tasca una chiave arrugginita e in poco tempo ha aperto la gabbia. Cerco di raggomitolarmi mentre mi spingo sul fondo di quella prigione di pochi centimetri. Nulla da fare, sento la sua presa sul mio guscio. Mi tira fuori dalla gabbia, cerco di dimenarmi, voglio scappare. «L’hai preso?» domanda un uomo al mio cacciatore, «Si, è qua». Mi appoggia su un tavolino a pancia in giú. Sono terrorizzato, pietrificato. Noto lo sguardo soddisfatto di quel venditore. Prende un coltello da cucina molto grande, lo usa per provare a bucare la mia corazza. Stringo i denti mentre la colpisce, ma incomincio a sentire male. L’uomo in attesa urla «Ti vuoi sbrigare? Devo andare a casa, su! Non la voglio la corazza, uccidilo e basta». L’uomo mi afferra e gira il mio guscio, lo fisso negli occhi, non voglio morire, non ora e non qui in mezzo al lerciume. Il signore prende il coltello. Non ho piú scampo: ero morto appena entrato in quella gabbia, morto tra l’odore di escrementi e di benzina, lontano dalla mia casa e dalla tranquillità.

Riccardo

 

Moria d’avorio

E dopo l’intervento del Giaguaro, l’Elefante Africano si fece avanti nel cerchio di animali e prese la parola.

«Milioni di anni fa, i nostri antenati camminavano liberi e fieri su questo pianeta, venerati e temuti dalla specie umana. Ci attribuivano potenza, saggezza, prudenza. A lungo sono state decantate le nostre qualità da artisti e poeti, incantati dal nostro senso innato di giustizia e clemenza: nel caso in cui dovessimo trovare un uomo smarrito nella foresta, lo accompagneremmo sul sentiero sicuro. Al fianco dell’uomo abbiamo combattuto le sue battaglie. Alla pari vinto guerre e sepolto compagni. Ma nonostante la bontà da noi dimostrata nei suoi confronti, l’uomo continua a cacciarci e braccarci, per metter le mani sull’avorio delle nostre zanne. A migliaia cadono i nostri fratelli nelle savane, trucidati dalla bramosia di ricchezze e tesori che, pari a un’insaziabile fame, infesta le menti dell’umanità. Molto prima dell’uomo abitavamo questo pianeta, noi lo rammentiamo. Perché la nostra forza risiede nella memoria, nelle tradizioni, cosí disprezzate e infangate dall’uomo, che preferisce dimenticare per non soffrire. Ma noi soffriamo, continuamente. Molto prima dell’uomo abitavamo questo pianeta. Ma non so se sopravvivremo abbastanza a lungo per narrare la sua fine.

Francesca

 

La vita di un salmone

Ciao, sono un salmone.

Io e la mia specie siamo noti in tutto il mondo perché riusciamo a risalire rapide e cascate con molta agilità, ma effettivamente vi siete mai chiesti il motivo di tale assurdità comportamentale? Beh, la risposta è abbastanza semplice, noi salmoni per poter riprodurci dobbiamo andare nel luogo della nostra provenienza. Nel mio caso, in un piccolo bacino di acqua dolce nel sud del Canada. Il fatto è che comunque il percorso che io e i miei coetanei dobbiamo fare è parecchio complicato e articolato. Ma la cosa piú difficile è viaggiare dal mare (punto d’inizio) alla destinazione (luogo di riproduzione), superando gli enormi ostacoli dovuti dall’uomo. Un paio di esempi? Uno potrebbe essere l’incredibile difficoltà nel passare i fiumi sommersi di immondizia. Per citarne un altro, i retaggi che fanno i pescherecci nel mare aperto, appositamente per cacciare noi salmoni. Non capiscono che uccidendoci, catturandoci, allevandoci, danneggiano solo la specie e l’ecosistema (anche perché i salmoni possono riprodursi solo nel luogo in cui sono nati). Purtroppo è tremendo tutto ciò per la nostra specie. Per il mercato mondiale siamo vitali (2 miliardi di sterline l’anno per smercio, cattura e allevamento) e quindi conseguentemente, super ricercati. Il mio destino, come molti nell’universo, è quello: ritornare da dove sono nato. Sperando che nascere sia l’inizio di un mondo nuovo, non la fine delle speranze di quello vecchio.

Paolo

 

Un re spodestato

Sono un Leone adulto e vivo nella Riserva Naturale di Rietvlei, sono cresciuto in un branco, i miei migliori amici sono Jarvis e Tau e Bashi e Tawani.

Tutto nella riserva procedeva tranquillo fino alla settimana scorsa, non trovavo piú i miei amici e mi sono messo a ruggire per chiamarli, ma non ho ricevuto risposta. Li ho trovati verso sera, erano per terra smembrati, avevano mangiato carne avvelenata che per fortuna io non avevo voluto; avevo sentito storie di uomini che uccidevano gli animali e prendevano loro alcuni parti del corpo che ritenevano preziose, come i corni dei rinoceronti, ma immaginavo fossero solo voci. Il ranger che ci ha sempre accuditi ha parlato con un altro uomo e ha riferito: «Ho lavorato con questi leoni per dieci anni in un ambiente in cui non venivano sfruttati per l’avidità o la vanità umana ma che faceva parte del turismo responsabile ed etico. Questi ultimi giorni sono stati i piú oscuri che abbia mai vissuto e trovare i miei leoni, che erano la mia vita, nel modo in cui li ho trovati mi perseguiterà per sempre. Sono convinto che le parti dei corpi dei leoni non andranno lontano, ma troveranno la loro strada nei mercati degli stregoni locali, poiché vengono usate per preparare medicine tradizionali o pozioni magiche. Questi mercati devono essere chiusi e coloro che entrano nelle riserve di caccia dove questi magnifici animali sono al sicuro e li macellano in tal modo devono essere severamente puniti. Il mio cuore si sta spezzando per i miei quattro ragazzi e sto vivendo un momento molto buio».

Non mi sarei mai aspettato una cosa del genere da parte degli umani, non gli abbiamo mai recato disturbo, e loro ci hanno attaccato. Ora cosa mi rimane da fare se non vagare per questa riserva, con un odio radicato per quegli esseri “intelligenti”, come si considerano, cercando di proteggere il mio territorio e il mio branco?

Simone

 

Fuga dagli umani

Questa mattina, quando mi sono svegliata in cima al mio albero, ho avvertito piú caldo del solito e ho visto nell’aria uno strano fumo; non sentivo il solito dolce cinguettio degli uccelli, ma solo atroci grida provenienti da tutti gli animali della foresta.

Mi sono voltata per cercare il mio cucciolo, ma, non trovandolo, sono scesa immediatamente dall’albero. Tutt’intorno a me ho visto fiamme che si espandevano sul terreno circostante e bruciavano tutto quello che incontravano sul loro percorso. Allora ho cominciato a correre all’impazzata per trovare il mio cucciolo e all’improvviso l’ho trovato disteso per terra che ansimava in agonia. Ho capito che per lui era ormai troppo tardi… Tuttavia sono corsa ad abbracciarlo e l’ho trascinato via dall’incendio il piú velocemente possibile. Dopo una lunga corsa in mezzo al fumo, ho raggiunto una radura e mi sono fermata ad osservare il disastro dietro di noi. Ho capito che la mia casa e quella di tutti gli altri animali sarebbe stata distrutta per sempre. Ancora una volta quegli umani! Perché ci fanno questo? Perché sono cosí crudeli con noi? Cosa gli abbiamo mai fatto di male?

Se solo sapessero che sono queste foreste a dar loro l’ossigeno di cui hanno bisogno per vivere, forse se ne prenderebbero piú cura e starebbero piú attenti alle conseguenze delle loro azioni. Arrivano qui, con le loro macchine mostruose, e tagliano i nostri alberi portandosi via le nostre case e ora fanno scoppiare anche un incendio!? Ma tanto a loro cosa importa? Tanto noi, ai loro occhi, siamo solo piccoli e insignificanti animali.

Anna

 

Quando le tartarughe si riprenderanno il mare

Un tempo noi tartarughe vivevamo in pace, trascorrendo il nostro tempo tra le calde sabbie in cui nasciamo e nel mare profondo in cui trascorriamo la nostra vita. Ma ora assistiamo, impotenti, alla distruzione del nostro ecosistema; è grande la nostra disperazione per i pericoli a cui vanno incontro anche i nostri piccoli nelle spiagge affollate e inquinate, quando si schiudono le  uova. Noi siamo furiose con gli uomini che non rispettano nessun ambiente, nemmeno l’immenso mare che spesso nasconde insidie mortali. E non bastava vedere molte di noi morire soffocate per aver ingoiato plastica scambiandola per cibo, o ferite a morte per essere state intrappolate in reti che credevano alghe, ora un altro pericolo incombe su di noi e ci circonda, un nemico invisibile da cui nessun abitante del mare riesce a scappare: le microplastiche.

L’acqua, il nostro elemento, è ormai pieno di microframmenti di plastica degradata o prodotta dal lavaggio di tessuti sintetici. L’uomo ne produce in tale quantità che nemmeno lui riesce piú a salvarsi perché anche il suo cibo ne è totalmente contaminato. Ma ancora non fa nulla per rimediare! Il tempo in cui l’uomo ci rispettava è finito, è arrivata l’ora di dimostrargli che possiamo riprenderci questo pianeta.

Agatha

 

Il traffico d’avorio

Sono un piccolo elefante di nome Anthony e vivo in Africa insieme alla mia famiglia composta dai miei due fratelli, Jim e Sam, e dalle mie due sorelle, Sara e Bianca.

Io sono il piú piccolo della famiglia e i nostri genitori sono stati catturati un po’ di tempo fa dai cacciatori d’avorio, che, durante il tramonto, sono arrivati nel nostro rifugio con le loro jeep, armati di fucile per ucciderci e prendere le nostre preziose zanne. Mamma e papà si sono sacrificati per farci scappare in una pozza d’acqua dove i cacciatori non sono arrivati. Mentre eravamo nascosti in acqua, abbiamo sentito i loro spari e il barrito di morte dei nostri genitori. In seguito il loro corpo è stato caricato sulle jeep e portato al loro rifugio.

Di solito ai cadaveri, appena arrivano al rifugio, vengono estratte le zanne dal naso e portate su barche o su aerei enormi che fanno il giro di tutto il mondo. Le nostre zanne, una volta arrivate nei paesi piú ricchi, vengono lavorate e gli umani ci costruiscono statuine, vasi e i tasti del pianoforte, tutti oggetti pregiati con un costo assurdamente alto. Quindi, a noi poveri elefanti ogni giorno tocca essere uccisi da cacciatori senza scrupoli, che vogliono soltanto le nostre zanne d’avorio che secondo il mercato valgono molto, e poi essere lasciati lí, per terra, come se non fossimo niente e non valessimo piú nulla.

Andrea

 

21 Febbraio 2021

Oggi pensavo che fosse una buona giornata,
oggi ero convinta che niente sarebbe andato storto,
oggi credevo che nulla avrebbe disturbato le acque del mare israeliano,
ma oggi mi sbagliavo.

Oggi è il 21 Febbraio 2021.

Questa mattina, dopo aver parlato con alcune tartarughe, mi sono resa conto di trovarmi a cinquanta chilometri dalla costa israeliana; di solito tendo a soggiornare piú vicina alla costa, ma la corrente deve avermi spinta qui mentre dormivo. Durante le prime ore del giorno ho nuotato con le altre tartarughe, fino a quando una sensazione viscerale mi ha spinta a rivolgermi a una mia compagna di viaggio, e a domandarle se anche lei abbia la medesima sensazione: la risposta è no, cosí continuiamo a nuotare fino a quando un boato spinge tutte noi a fermarci.

A pochi metri di distanza, una nave sembra avere dei problemi, ma penso che sia normale, ho assistito piú volte a imbarcazioni che urtano contro gli scogli e chiamano altri umani in aiuto; questa volta, però, gli uomini si tuffano in acqua, sia con dei curiosi oggetti attorno al corpo, sia su delle barche in miniatura e si allontanano precipitosamente dall’imbarcazione.

Io e le mie compagne, invece, ci avviciniamo, ma dopo qualche secondo un altro boato si propaga nell’ambiente circostante e ne segue una fiamma che in pochi secondi divora la parte centrale della nave, subito dopo ne segue un’altra che invece attacca il motore, il quale inizia a bruciare e successivamente una sostanza nerastra inizia a fare capolino dal fianco destro della barca.

Inizialmente io e le altre ci guardiamo con sguardi stupiti, nessuna di noi aveva mai assistito a un tale spettacolo, e decido quindi di avvicinarmi ancora di piú, in modo da poter fare colpo sulle altre raccontando ciò che ho visto da cosí vicino. L’esplosione ha però movimentato parecchio il mare, e un’onda che trasporta quella strana sostanza si avvicina pericolosamente a me, chissà di cosa si tratta. Forse, se mi avvicino ancora un poco, lo scoprirò! Il mare ha però piani differenti e tronca la mia lenta esplorazione, facendomi raggiungere dalla nera materia: questa mi si appiccica addosso come una seconda pelle e quando la respiro mi ostruisce le vie nasali e mi mozza il fiato. Dopo vari tentativi di espirarla, tutto attorno a me inizia a diventare buio, e non riesco a pensare ad altro che alla mia fame di ossigeno, fino a quando non riesc… a muover… pi… … …

Ludovica

 

La mia foresta non c’è piú

Stamattina mi sono ritrovato steso per terra in braccio a mia madre, in un posto lontano da casa; mi sentivo molto stanco, non riuscivo quasi a respirare, era come se mi fossi appena svegliato da un lungo sogno agitato. Ho realizzato che poco tempo fa ero svenuto, perché mi sono ricordato di essere caduto dall’albero su cui stavo riposando e il rumore fastidioso e altissimo di quelle seghe mostruose, ma la cosa che continuavo a non capire è il perché, perché mi trovassi lontano da casa con soltanto mia madre.

Cosí mi sono alzato e ho notato che attorno a noi non c’erano piú dei bellissimi folti alberi ma solo una pianura liscia. Ho chiesto che cosa stava succedendo a mia madre e lei mi risposto: «La foresta , gli alberi , non ci sono più!» Non ho capito molto, ma mi è sembrata molto stanca cosí mi sono messo accanto a lei e mi sono addormentato.

Poco fa, quando mi sono svegliato, mi sono ritrovato da solo, chiuso in una gabbia. Sono cosí spaventato, non solo gli alberi, ma anche mia madre non c’è piú. Dove sarà andata? Lei non mi abbandonerebbe mai, noi animali siamo cosí, deve esserle per forza successo qualcosa di brutto. Ora ho una sete feroce, cosí tanta sete che sto raschiando la gabbia con le unghie per cercare di uscire, ma mi sto accorgendo che sto perdendo le forze.

Stanno accorrendo degli umani, stranamente molto gentili, che mi stanno dando da bere e mi accarezzano con amore. Forse riuscirò a tornare nella foresta, se questi uomini buoni lo vorranno. Ora il mio destino è nelle loro mani, ma sarà sicuramente una foresta diversa, la mia non c’è piú, e sarà diversa soprattutto perché non rivedrò mai piú i miei genitori.

Francesca