I libri

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Tomaso MontanariL’ora d’arte

L’ora d’arte, che in tanti vorrebbero cancellare dai programmi scolastici, dovrebbe invece essere la piú importante di tutte. Perché l’ora d’arte serve a diventare cittadini, a divertirci e commuoverci. Serve a imparare un alfabeto di conoscenze ed emozioni essenziali per abitare questo nostro mondo restando umani.

Dalle mura degli etruschi ai writers contemporanei, passando per Michelangelo, Raffaello, Velázquez e Goya, Tomaso Montanari dà voce a quadri, sculture e graffiti e ci racconta cosí il fondamentale ruolo civile che, oggi piú che mai, la bellezza è chiamata a ricoprire.

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Antonio GaldoNon sprecare

Un manifesto per un nuovo stile di vita, un nuovo modello di sviluppo, una nuova economia, una nuova crescita.

Siamo tutti diventati spreconi. Terribilmente. Per i motivi piú disparati: abitudine, indifferenza, distrazione. Eppure una tumultuosa trasformazione sta investendo il destino di ognuno di noi, costringendoci a ripensare in un colpo solo all’economia, alla politica, alla società. Ai modi di produrre e di consumare. Al modello di sviluppo e al prezzo della spesa.

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Francesca MannocchiIo Khaled vendo uomini e sono innocente

«Ci chiamano mercanti della morte, immigrazione clandestina, la chiamano. Io sono la sola cosa legale di questo Paese. Prendo ciò che è mio, pago a tutti la loro parte. E anche il mare, anche il mare si tiene una parte della mia mercanzia. Mi chiamo Khaled, il mio nome significa immortale. Mi chiamo Khaled e sono un trafficante».

Khaled è libico, ha poco piú di trent’anni, ha partecipato alla rivoluzione per deporre Gheddafi, ma la rivoluzione lo ha tradito. Cosí lui, che voleva fare l’ingegnere e costruire uno Stato nuovo, è diventato invece un anello della catena che gestisce il traffico di persone.

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Hamid ZiaratiSalam, maman

Le vicende di una famiglia iraniana prima e dopo la Rivoluzione, attraverso gli occhi allegri di un bambino.

Nella Teheran di Reza Pahlavi, tra posti di blocco, polizia segreta e roghi di libri proibiti, Alí cerca prima di tutto di capire i fatti fondamentali della vita. Come nascono i bambini? In quale istante esattamente inizia la primavera? E perché Mina è muta? E perché i cugini non si possono sposare tra loro? Per ognuna di queste domande che spesso si perdono nell’allegro caos famigliare, Alí elabora risposte tanto strampalate quanto geniali.

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Alice CappagliNiente caffè per Spinoza

«Un libro di per sé non è nulla se non trova qualcuno che lo fa vivere nella lettura».

Quando all’ufficio di collocamento le propongono di fare da cameriera e lettrice a un vecchio professore di filosofia che ha perso la vista, Maria Vittoria accetta senza pensarci due volte. Il suo matrimonio sta in piedi «come una capannuccia fatta con gli stuzzicadenti» e tutto, intorno a lei, sembra suggerirle di essere arrivata al capolinea. Il Professore la accoglie nella sua casa piena di vento e di luce e basta poco perché tra i due nasca un rapporto vero, a tratti comico e mordace, a tratti tenero e affettuoso, complice.

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Marco BalzanoLe parole sono importanti

Quando ci raccontano l’etimologia di una parola proviamo spesso una sensazione di meraviglia, perché riconosciamo qualcosa che non sapevamo di sapere, un universo di elementi che era sotto i nostri occhi ma che non avevamo mai notato. Allora come è possibile che l’etimologia, cosí carica di fascino, non riceva, neanche a scuola o all’università, la considerazione che merita?

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Beppe FenoglioIl partigiano Johnny

Il piú originale e antiretorico romanzo italiano sulla Resistenza. Il capolavoro che racconterà per sempre chi sono stati i partigiani in Italia.

«E pensò che forse un partigiano sarebbe stato come lui ritto sull’ultima collina, guardando la città e pensando lo stesso di lui e della sua notizia, la sera del giorno della sua morte. Ecco l’importante: che ne restasse sempre uno».

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Franco FicheraLe belle tasse

«Tutto è cominciato quando l’assessore all’infanzia e alla famiglia del Comune di Roma, nel 2005, mi ha chiesto di andare a spiegare le tasse ai bambini. Non potendo fare una lezione universitaria, mi sono inventato un gioco».

Le tasse sono in genere viste come un «male», perché consistono in un sacrificio. Dire che sono belle crea un po’ di sorpresa. Ma perché dire che sono «belle»? Perché reggono la vita in comune, sono alla base della convivenza civile: tutti siamo chiamati a concorrere alle spese pubbliche, e a sostenere la realizzazione di obiettivi che riguardano tutti. E questo è possibile farlo solo con le tasse. Allora, esse sono un sacrificio per il singolo, è vero, ma per soddisfare un interesse collettivo.

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