Fabio GedaL’estate alla fine del secolo

14+

Cosa vuol dire crescere e cosa vuol dire, alla fine della vita, fare i conti con l’esistenza? Un nonno e un nipote, due voci narranti, due mondi a confronto, che il tempo saprà avvicinare in un rapporto commovente fatto di gesti e di silenzi.

Estate 1999. Un nonno con molti lutti alle spalle e un nipote con un presente difficile si incontrano per la prima volta, dopo che incomprensioni familiari li avevano tenuti lontani. Simone è ebreo, è nato il 17 novembre 1938, e ancora oggi sente addosso il peso delle leggi razziali e della clandestinità in cui è stato costretto a muoversi durante la Seconda guerra mondiale. Zeno ha dodici anni, è appassionato di fumetti e guarda il mondo con la spontaneità di un adolescente. I loro universi non possono essere piú distanti. Eppure, piano piano nonno e nipote imparano a conoscersi, a rispettarsi, a scoprirsi piú simili di quanto potessero immaginare. Cosí, mentre Zeno vivrà un processo di crescita interiore che lo porterà a confrontarsi con il proprio passato e il proprio futuro, Simone riuscirà a fare i conti con se stesso e a riscattarsi da una vita vissuta come un fantasma.

Il treno è un luogo che mi si addice. Posso perdermi nello scorrere dell’esistente: case, luci, campi. Posso seguire con il dito le striature della pioggia contro il vetro, posso leggere un libro. Su un treno non sei da nessuna parte: sei energia cinetica, passato e futuro; mai presente.

«L’estate alla fine del secolo è un tentativo rinnovato e riuscito di creare con la narrativa anche un circuito di ri-narrazione epica e popolare della nostra storia» («la Repubblica»).