Renzo ParisPasolini e Moravia. Due volti dello scandalo

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Il confronto tra due giganti del Novecento, avversari culturali e amici fraterni, nel racconto di un autore che ha conosciuto da vicino la società letteraria del loro tempo ed è stato testimone di un’epoca irripetibile.

Il legame tra Pier Paolo Pasolini e Alberto Moravia durò piú di vent’anni, dai primi anni Cinquanta fino al tragico omicidio del poeta nel 1975. Amico di entrambi, Renzo Paris ripercorre in questa «affabulazione critica», colma di un affetto ancora vivo, le loro diatribe pubbliche e private, dal Terzo Mondo al Sessantotto, passando per il femminismo, l’aborto, il divorzio, il neo-capitalismo, il calcio. Come due pugili, si sfidavano senza esclusione di colpi sul ring di giornali e riviste, senza che il match avesse mai un vincitore. In Moravia agiva una profonda insofferenza antiborghese verso la società conformista, sempre pronta a scandalizzarsi. Pasolini, che arrivò a cercare apertamente lo scandalo, si spinse fino al sacrificio assecondando la passione che gli ordinava di «gettare il corpo nella lotta».

«Gli opposti, come è noto, si attraggono. Pier Paolo Pasolini era attratto dall’elegante romanziere borghese che si voleva contro la borghesia, il padre alla rovescia che usava una lingua tersa e interpretativa, tutto quello che lui non era. Moravia invece era elettrizzato dalla vitalità piccolo borghese di un provinciale piovuto a Roma dal Friuli. Amava i vincenti e Pasolini ai suoi occhi lo era. Erano cosí diversi da non farsi ombra».

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«Passando in rassegna vizi e virtú della “Bloomsbury romana” a Renzo Paris preme riesumare una stagione culturale, persuaso che la fraterna amicizia tra i due “lucenti eremiti” conservi l’eco di una tensione etica irripetibile» (Crocifisso Dentello, «il Fatto Quotidiano»).

«Il ricordo si intreccia con il giudizio, la testimonianza è la trama insistita su cui scorre il racconto ondivago e insieme scattante» (Renato Minore, «Il Messaggero»).

«Spinto da una sorta di imperativo categorico e di dovere morale, Paris ha scritto un libro davvero intenso e a tratti struggente, aprendo una finestra su un mondo che non esiste piú, un libro che soltanto lui, che ha vissuto quella particolare stagione con entusiasmo e partecipazione, poteva scrivere» (Giuseppe Muraca, «il manifesto»).

«Duecentoquaranta pagine di tasselli di vita, incontri con il tempo che fu, riflessioni, citazioni tratte da articoli di giornale e altri documenti, in un rimando tra il passato e un presente straniato, multietnico, ineffabile» (Marilú Oliva, «The Huffington Post»).