«L’Agnese restò sola, stranamente piccola, un mucchio di stracci neri sulla neve».
Le guerre le raccontano gli uomini. Ma c’è un’altra storia, ed è fatta di donne rimaste a lungo nel silenzio e nell’ombra. Donne come l’Agnese di questo romanzo, lavandaia nelle valli di Comacchio, che, dopo la cattura e la morte del marito per mano nazifascista, sceglie di collaborare con i partigiani come staffetta. Da quel momento, lo sguardo sempre piú consapevole di Agnese mette a fuoco con limpida precisione gli eventi, rivela senza sconti tutta l’insensata crudeltà della guerra e diventa il nostro sguardo.
Con una prosa asciutta, tesa e coinvolgente, Renata Viganò ha scritto una delle opere letterarie più limpide e convincenti che siano uscite dall’esperienza storica e umana della Resistenza e ha restituito voce alle donne e al loro ruolo fondamentale nella lotta di Liberazione: un classico del secondo Novecento che non smette di parlare alle lettrici e ai lettori, generazione dopo generazione.
In appendice una testimonianza dell’autrice sulla protagonista del romanzo. L’introduzione è di Daniela Brogi.
L’Agnese va a morire ha vinto il Premio Viareggio nel 1949.
«Ma nella stessa atmosfera ancora viviamo, noi che uscimmo salvi dalla lotta; dentro quel circolo siamo rimasti e forse mai potremo venirne fuori: era il circolo, l’atmosfera dove camminava l’Agnese, ora morta, dove hanno camminato tanti altri, ora pure morti, ma rinchiusi vivi nel mio libro con lei» (Renata Viganò).
«Uno dei libri piú imprevedibili del Novecento; ogni pagina sarà una scoperta» (Daniela Brogi).
«Una delle opere letterarie piú limpide e convincenti che siano uscite dall’esperienza storica e umana della Resistenza. Un documento prezioso per far capire ai piú giovani e ai ragazzi delle scuole che cosa è stata la Resistenza: una guerra di popolo, la prima autentica guerra di popolo della nostra storia» (Sebastiano Vassalli).
«Ho riletto dopo tanti anni (dalle mie parti era praticamente d’obbligo alle scuole medie) L’Agnese va a morire di Renata Viganò e devo dire che, personalmente, lo trovo il romanzo piú riuscito e incisivo sulla Resistenza» (Lorenzo Mazzoni, «Il Fatto Quotidiano»).
«Un libro da leggere e rileggere, e leggere ancora» (Giacomo Galanti, «Huffington post»).
Su RepTv, in occasione dei 75 anni dalla Liberazione, l’attrice Lunetta Savino ha letto un estratto dal romanzo.
