La caduta dei campionia cura di «l’Ultimo Uomo»

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Sembravano destinati a un futuro luminoso di vittorie. Poi si sono persi, a un soffio dal salto decisivo. Quello che li avrebbe consacrati ai posteri come leggende dello sport.

C’è chi ha un carattere difficile e litiga con tutti, allenatori, compagni e tifosi; chi ha una calamita per i guai, le bravate e la bottiglia; chi invece ha la carriera tormentata dagli infortuni o da circostanze sfavorevoli. Attraverso stili letterari diversi vivremo la tragedia di Adriano; la commedia di Cassano; la tenerezza e i problemi di Gascoigne; la rabbia e l’autodistruttività di Pantani; le follie sempre al limite di Safin, tennista russo martoriato dagli infortuni; l’antipatia e l’indolenza di Bargnani, uno dei pochi italiani a essere arrivati in NBA; la sofferenza di Meilutyté, nuotatrice lituana che ha vinto l’oro a Londra 2012 e si è ritirata lo scorso maggio persa tra doping e depressione; l’istrionismo anti-sistema di George Best. Ognuno a modo suo, questi protagonisti hanno dimostrato di possedere fin da giovanissimi un piede magico, un istinto particolare, qualità atletiche fuori dal comune; ma non sono mai riusciti a fare l’ultimo passo, quello che li avrebbe consacrati ai posteri come eroi immortali.

Indice

Marco Pantani di Matteo Nucci
Antonio Cassano di Tommaso Giagni
Marat Safin di Emanuele Atturo
Ruta Meilutyté di Giuseppe Pastore
George Best di Dario Saltari
Adriano di Daniele Manusia
Paul Gascoigne di Fabrizio Gabrielli
Andrea Bargnani di Marco D’Ottavi
Domenico Morfeo di Federico Aqué
Bojan Krkic di Emiliano Battazzi

Leggi un estratto.

«Dieci autori con lo scandaglio e il sonar in viaggio nelle profondità dell’atleta, delle sue nevrosi ma soprattutto in cerca di quel momento in cui si perde la strada, non per questo perdendo per forza sé stessi» (Maurizio Crosetti, «Robinson – la Repubblica»).

«Ecco il fuoriclasse sa che il proprio talento deve vedersela con la personalità, come rivelano le storie di tanti che ci hanno emozionato in uno stadio, su una bicicletta, in una piscina o in pista. Questo libro è qui a ricordarcelo» (Francesco Piccolo, «la Lettura – Corriere della Sera»).

«La caduta dei campioni è il frutto del lavoro di una squadra piuttosto eterogenea: giornalisti, economisti, storici dello sport, romanzieri, che non vivono solo di cronaca, ma che amano intingere la penna nell’inchiostro della bella pagina letteraria, e indossare le vesti degli esploratori dell’animo umano» (Alfredo Sessa, «Il Sole 24 Ore»).

«Un libro di sportivi con il rock dentro. Avevano la possibilità di essere i migliori di tutti, non hanno scelto la fine che hanno fatto, ma la loro vita e la loro carriera sono andate in modo diverso da quello immaginato» (Fulvio Paglialunga, «Il Foglio»).