Franz KafkaLettera al padre

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Scritta nel 1919 e mai consegnata al destinatario, Lettera al padre ripercorre la storia di un rapporto assolutamente squilibrato tra un padre troppo forte e un figlio troppo debole. Una lotta impari. Da una parte c’è una figura che incarna l’autorità assoluta, distante e brutale, dall’altra un figlio pieno di paure, che desidera con tutto se stesso l’affetto del padre, ma che non ha il coraggio di conquistarselo. Cosí, in pagine di forte impatto emotivo, Kafka confessa la sua natura di figlio incompreso, insicuro e inadeguato, schiacciato dalla personalità di un uomo che ha l’aspetto enigmatico del tiranno.

Uno spietato atto d’accusa, e insieme l’accorato appello di chi non può rinunciare alla speranza di una riconciliazione.

«Carissimo papà, recentemente mi hai chiesto perché sostengo di avere paura di te. Come al solito non ho saputo darti una risposta, in parte appunto per la paura che mi incuti, in parte perché a motivare questa paura concorrono troppi dettagli, piú di quanti potrei in qualche modo tenere insieme parlandone».

«La Lettera assume, per così dire, la forma e il tono di un libello accusatorio, si pone come un regolamento di conti finale, è un bilancio tra il dovere e l’avere di due esistenze che si scontrano, di due reciproche ripugnanze» (José Saramago).

«Uno dei testi capitali della letteratura di tutti i tempi, la testimonianza piú limpida dell’immenso potere che esercita la figura paterna nelle nostre esistenze» (Andrea Pomella su Doppiozero).

«Lettera al padre è uno dei grandi testi del ‘900: affronta i nodi dell’esistenza umana e storica» (Claudio Magris, «Corriere della Sera»).

Su Rai Cultura un approfondimento sullo scrittore, sulla sua città e sul suo rapporto col padre.

Una pagina del manoscritto originale:

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