Daniele VicariEmanuele nella battaglia

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«Se lo scegli, stare da solo è la cosa piú bella del mondo, ma se ti lasciano solo allora è la fine».

Alatri, provincia di Frosinone, nel cuore della Ciociaria. Nella notte tra il 24 e il 25 marzo del 2017 un ragazzo, Emanuele Morganti, viene picchiato a morte davanti a una discoteca, dopo una serata tra amici come tante. Nessun movente che possa spiegare la violenza degli assassini. Difficile ricostruire il groviglio delle circostanze in cui tutto è accaduto in questa cittadina che all’improvviso si ritrova catapultata su giornali, telegiornali, social, trasmissioni d’intrattenimento.

Poi, dopo tanto clamore sul «delitto di Alatri», arriva l’oblio. Ed è in questo oblio, nel cono d’ombra in cui si affollano interrogativi e ferite, che s’inabissa il romanzo-reportage di Daniele Vicari, con il pudore di chi ha intimità con quei luoghi, con quella provincia in cui convive tutto, con quella famiglia di cui l’autore prende a seguire le esistenze quando sembra non ci sia piú nulla da raccontare. Perché è lí che risuona la verità piú umana e profonda, se ci si mette in ascolto di Melissa, sorella di Emanuele, che non si ferma davanti a nessuna soglia, nessuna domanda, nessun pericolo pur di accertare i fatti. È lí che si ritrova Emanuele vivo, il ragazzo innamorato della natura e della vitalità, se si seguono le parole del padre Peppe e della madre Lucia.

Emanuele nella battaglia è uno di quei libri in cui, alla fine, non si risparmiano domande scomode e disagi nemmeno a chi prova a ricostruire, scrivere, restituire e far durare nella memoria collettiva le pieghe piú segrete di quella stessa storia.

Leggi un estratto.

«Vicari cammina con passo leggero, non lascia impronte. Ha rispetto, dolcezza, compassione, puntiglio. Non molla la presa, ma non stringe. Come un cacciatore senza fucile, armato solo dell’udito, ascolta: i rumori delle foglie, gli animali che si nascondono, le voci lontane. Anche quella di Emanuele, ha sentito. L’ha seguita per tanto tempo, fino a che non è stato capace di riportarlo qui: sorridente e vivo, di nuovo» (Concita De Gregorio, «la Repubblica»).

«Questo libro, nato da quell’empatia con certe storie che è una vera e propria forma di amore, narra la vera storia di Emanuele Morganti e di Melissa, la sorella, che quella notte si spezza in due» (Nadia Terranova su «Il Foglio»).

«Una scrittura che non si concretizza in una semplice operazione di reportage di quei fatti e di quei luoghi, ma diventa vita essa stessa; una vita che monta attraverso la partecipazione, al dolore soprattutto» (Andrea Pomella su minima&moralia).

«Un fatto di cronaca, agghiacciante ma destinato all’oblio. Da quella rimozione riparte il regista Daniele Vicari per riportare allo scoperto la storia» (Sabina Minardi, «L’Espresso»).

«Un libro che si interroga sulla natura umana e si chiede, e ci chiede: perché abbiamo permesso tutto questo?» (Silvia Nucini, «Vanity Fair»).

«Un romanzo-reportage duro e necessario» (Francesco Musolino, «Gazzetta del Sud»).

La videointervista di Alvaro Moretti de «Il Messaggero» a Daniele Vicari.

L’autore parla del libro su RepTv: