Le aule scolastiche sono luoghi in cui si decide qualcosa di importante anche quando sembra che non stia succedendo niente. Dove si impara a parlare o a tacere, a obbedire e a disobbedire, a stare con gli altri oppure da soli per la prima volta. Dove il mondo entra, spesso senza chiedere permesso, e lascia un segno che ci accompagnerà per tutta la vita.
Christian Raimo la scuola l’ha raccontata nei dibattiti, nei libri e sui giornali e ogni giorno la vive in prima persona insieme ai suoi studenti. Ma non aveva mai esplorato dall’interno, facendosi prestare la voce dalle scrittrici e dagli scrittori, il meccanismo di questa grande macchina narrativa che ci ha affabulati tutti. Questi venti racconti ci regalano venti singolari sguardi sul mondo, muovendosi nel tempo e nello spazio per indagare come ogni storia di scuola, in fondo, si assomigli. Eppure per ciascuno di noi quel periodo rappresenta qualcosa di irripetibile e mitico, che solo la letteratura può restituirci con tanta esattezza: l’appello che ricordiamo ancora a memoria, le interrogazioni vissute come prove di coraggio, le prof che non scorderemo mai, e gli insegnanti che detestavamo perché sembrava ce l’avessero proprio con noi – e forse era vero. Un libro per chi la scuola l’ha amata, subita, attraversata. Dunque, un libro per tutti.
Leggi un estratto.
«Una posizione emerge con chiarezza: la scuola è il punto in cui una società rivela che idea ha dell’uguaglianza. Non basta dire che tutti siano seduti nello stesso edificio, davanti alla stessa lavagna. La domanda più radicale è un’altra: che cosa accade davvero a chi entra in classe? Chi viene autorizzato a parlare? Chi impara a tacere? Chi trova negli insegnanti una possibilità di riscatto e chi invece riceve, magari per sempre, il marchio dell’inadeguatezza? Il merito del libro è far sentire queste domande non come tesi astratte, ma come materia viva di racconto.» (Paolo Marcolin, IL PICCOLO)
