Una cosa spirituale è un viaggio tra terreno e ultraterreno, una visione su come fare arte ai tempi del materialismo. Vasco Brondi ci racconta la sua esperienza con la creatività, i momenti in cui ha sentito che il flusso creativo non scorreva piú e i momenti in cui l’ha ritrovato. Esplora e mette in relazione le esperienze e le pratiche creative e spirituali di grandi artisti e di grandi mistici e tradizioni contemplative: Nick Cave e i sufi, le cartomanti e Federico Fellini, i padri del deserto e i CCCP, Marina Abramovic e i monaci tibetani, i sadhu e David Lynch, Simone Weil e il regno dei cieli. Per scoprire e lasciarsi ispirare dai processi creativi di registi, musicisti, scrittori, artisti visivi e dal loro rapporto con l’invisibile. Vasco Brondi, che con le sue canzoni è arrivato a tanti, ci suggerisce che l’arte, in quest’epoca materialista, non è solo intrattenimento ma può metterci in contatto con le magie e i misteri del nostro transito terrestre. In questo senso la creatività è una cosa spirituale.
Attraverso la creatività è possibile guardarsi dentro e attorno, contattare il cielo, attirare i fulmini. In una società materialista è l’unica forza che ci permette di stare in contatto con magie e miracoli: l’incredibile spettacolo delle cose immaginate che diventano reali. Questo è un viaggio tra i processi creativi e le esperienze di artisti e mistici, tra terreno e ultraterreno.
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«Una cosa spirituale gira attorno a questa idea: fare qualcosa senza sapere se servirà davvero, cosa ne verrà fuori, persino sprovvisti della sicurezza di percorrere la giusta direzione». Su «Rolling Stones» l’intervista di Gianmarco Aimi all’autore.
Nella puntata live registrata a Voices Vasco Brondi si racconta:
