Liceo scientifico Cafiero, Barletta
Classe: V D
Questo disegno nasce da un tentativo di tradurre in immagini ciò che il romanzo Tanta ancora vita, scritto da Viola Ardone mi ha trasmesso, trasformando sensazioni interiori in espressione visiva attraverso l’incontro tra due solitudini ferite che, proprio nel riconoscersi, trovano una possibilità di salvezza.
Le due figure raffigurate rimandano direttamente a Vita e Kostya. Non sono ritratti realistici, ma interpretazioni interiori: i loro volti sono attraversati da crepe profonde, come una terra arida segnata dalla siccità. In queste fratture si riflettono le loro storie: da un lato il dolore silenzioso di Vita, che vive nella perdita del figlio; dall’altro lo smarrimento di Kostya, costretto dalla guerra a un viaggio che lo priva dell’infanzia. Le crepe, dunque, non indicano solo fragilità, ma sono la traccia visibile di una ferita che continua a esistere.

Nel romanzo, l’incontro tra Vita e Kostya non è immediatamente risolutivo, ma è carico di una tensione emotiva che si costruisce nel tempo. Nel disegno, questo processo è condensato in un unico momento simbolico: le mani che si stringono diventano il punto in cui due esistenze spezzate trovano un contatto. Da lí sembra irradiarsi una luce, appena accennata, che contrasta con la durezza delle crepe: è il segno di una vita che resiste, che nonostante tutto continua a cercare spazio.
Gli sguardi abbassati evitano ogni idealizzazione: Vita e Kostya non si salvano attraverso gesti eroici, ma attraverso una vicinanza fragile, quotidiana, quasi involontaria. Questo aspetto rispecchia la scrittura di Viola Ardone, che costruisce una narrazione intensa senza mai cedere al patetico, lasciando emergere la forza dei legami nella loro semplicità.
Inoltre, l’ambientazione indefinita contribuisce a dare universalità alla scena: la loro storia è radicata in un contesto preciso, quello della guerra e dello sradicamento, ma il loro incontro assume un valore più ampio, diventando emblema di ogni relazione in cui il dolore individuale trova un’eco nell’altro.
Il mio disegno vuole essere una lettura visiva del messaggio piú profondo del romanzo: non è la guarigione a rendere possibile il legame, ma è il legame stesso a rendere sopportabile la ferita. Come suggerisce il finale, tentare di salvare qualcuno non è un gesto accessorio, ma una necessità: è l’unico modo di salvare sé stessi, di restare umani.
Giorgia
