Archivio Mensile: aprile 2016

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Andre AgassiOpen

Un ragazzo che odia il tennis con tutto il cuore «condannato» a diventare il campione più popolare degli ultimi trent’anni.

Un padre dispotico e ossessivo che con i suoi metodi brutali diede l’avvio a una delle carriere sportive più sfolgoranti e anche controverse di tutti i tempi. Gli allenamenti a ritmi disumani – 2500 palle al giorno, cioè 17500 la settimana, cioè un milione di palle l’anno – contro un marchingegno crudele che sembra un drago. La solitudine assoluta in campo che gli nega qualsiasi forma di gioventù. La chioma punk, gli orecchini, il rossetto con il quale si truccava prima di scendere in campo, come personalissima forma di protesta contro il mondo. E poi una carriera da numero uno lunga vent’anni e 1000 match.

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Percorsi

La menzogna (e il perdono)Marco Peano

Ogni volta in cui mentiamo, che lo si voglia o no, stiamo costruendo una storia. Che si tratti di una cosiddetta «bugia bianca» – ovvero una menzogna pronunciata a fin di bene, spesso per non ferire qualcuno – o di una bugia vera e propria, l’arte di affermare qualcosa di non corrispondente al vero si perde nella notte dei tempi. Falsificare la realtà, però (e tutti noi ne abbiamo esperienza), non è affatto facile: quante volte accade di non ricordare ciò che si è inventato?

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Andrews

Jesse AndrewsQuel fantastico peggior anno della mia vita

Greg è un diciassettenne sovrappeso dalla battuta facile il cui unico scopo nella vita è scivolare inosservato attraverso quella guerra fredda fra bande che è il liceo. Un giorno la madre lo informa che una sua compagna, Rachel, ha contratto una grave forma di leucemia e lo costringe a passare del tempo con lei. Greg ha da sempre l’hobby di girare e interpretare pellicole amatoriali con l’amico Earl, così, quando scopre che Rachel trova i suoi film divertenti, finisce per girarne uno dedicato a lei. Greg racconta la storia in prima persona alternando in modo apparentemente sconnesso monologhi interiori, liste, dialoghi e stralci di sceneggiatura, in una sorta di esilarante collage post-moderno.

Quel fantastico peggior anno della mia vita è un romanzo sulla malattia e l’amicizia che, come la vita stessa, sa tenere insieme risate e lacrime, dolore e divertimento. E sa raccontare la morte, e la necessità di farvi i conti, con quella leggerezza e quella sensibilità che solo i ragazzi possiedono.

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Chiara Frugoni

Liceo Dante Alighieri, Roma
Classe: IIIA
Docente: Christian Raimo

Francesco rinnega la letteratura e la cultura poiché ritiene che distolgano dal lavoro manuale, che lui predilige; nonostante ciò più volte si esprime in francese. Perché allora non rinuncia anche a questo aspetto della sua vita precedente?

Non è esattamente così. Rinuncia alla cultura perché la scienza – ritiene – «gonfia», fa diventare superbi, è una fonte di orgoglio e di dominio, spegne la carità, crea una separazione fra chi sa e chi no. Vuole essere un povero ma non un mendicante; per questo vuole che lui e i frati lavorino. Parla in francese quando è ancora sulla via della conversione, quando si ricorda molto bene delle avvenure di re Artù e di Orlando che erano scritte in francese, dove il giovane Francesco trovava esaltati i suoi ideali, la liberalità, la cortesia, la prodezza. In quel tempo Francesco pensava ancora di diventare cavaliere. Francesco parla in francese in occasioni speciali: ricorre alla lingua dei paladini e dei cavalieri quando ha bisogno del loro modello, per superare con slancio una situazione emotiva difficile, quando ha paura e vergogna. È allora che parla la lingua con cui i suoi eroi mettono in atto generosità, lealtà, coraggio disinteressato.

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Chiara FrugoniVita di un uomo: Francesco d’Assisi

«Francesco si trovò improvvisamente solo con se stesso. Era inverno: cominciava la nuova vita in mezzo ai disagi del freddo, poco coperto, senza più una casa, senza la famiglia».

Infanzia e giovinezza, il distacco dalle ricchezze familiari, i compagni, il rapporto con Chiara, il dialogo conflittuale con i vertici della Chiesa, i viaggi in Africa e Terra Santa, l’elaborazione di una risposta cristiana non aggressiva di fronte all’infedele, le stimmate e il lungo addio alla vita. Con uno stile semplice e limpido, molto francescano, Chiara Frugoni, la più accreditata studiosa di Francesco, riesce a far rivivere in modo straordinario un uomo semplice e affascinante, che si è fatto carico delle ingiustizie della società con un’apertura mentale e uno spessore fuori dall’ordinario.

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Insegnante

Silvio D’ArzoCasa d’altri

Francesco Targhetta (Conegliano, Treviso)

«Senza dubbio, uno dei migliori libri che io abbia mai letto». Sorrido, leggendo il finale perentorio con cui una studentessa di quinta ginnasio suggella la sua recensione a Casa d’altri di Silvio D’Arzo – che avevo consigliato, in alternativa ad altri due libri, come lettura natalizia. Avevo avvertito la classe: «È un racconto lungo in cui si narra l’incontro tra un prete e una vecchia in un paesino di montagna. E no: non è una storia d’amore».

Se c’è un pregiudizio duro a morire, quando si è giovani lettori, è il contenutismo, secondo l’equivalenza: libro triste = libro brutto. Da insegnante, ho sempre deciso di affrontare questo atteggiamento di petto, senza mai considerare, se non in casi estremi, il criterio dell’effetto depressivo, con la speranza, dopo le discussioni in classe, che anche lo studente più legato al culto del lieto fine («ma prof, che peso, alla fine muoiono tutti!»), si renda conto come sia la bellezza a darla, la felicità. E la bellezza può stare ovunque: persino a Montelice.

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Levi

Primo LeviRanocchi sulla luna

«Se potessi, mi riempirei la casa di tutti gli animali possibili».

Gabbiani, giraffe, talpe, formiche, dromedari, elefanti, farfalle, scoiattoli, ragni, buoi, ranocchi, corvi, topi, chiocciole… Nelle pagine di Primo Levi gli animali non rappresentano una curiosità marginale o un divertimento accessorio, ma sono parte integrante del suo immaginario e della sua moralità: rappresentano un diverso modo di parlare delle scelte che ogni uomo deve affrontare.

Un repertorio di storie incantevoli, in cui la curiosità zoologica diventa racconto e poesia, e ci fa scoprire uno scrittore fantasioso, umoristico, di sorprendente inventiva.

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Classe

Marco MarsulloI miei genitori non hanno figli

Liceo scientifico Carlo Cafiero, Barletta
Classe: I A
Docente: Silvia Grima

Il romanzo di Marco Marsullo I miei genitori non hanno figli ritrae l’adolescenza di un ragazzo come tanti che, inseguendo il sogno di diventare un giornalista, convive con il disagio di una famiglia alla deriva, di cui solo lui sembra essere consapevole.

Non c’è rancore nelle parole che il narratore rivolge ai genitori: anzi, sono di una semplicità disarmante e di un’ironia coinvolgente. Il ragazzo rimprovera il padre e la madre delle loro mancanze dimostrando maturità e consapevolezza, qualità che loro stessi non hanno saputo trasmettergli. Rammarichi e amarezze hanno modo di trasparire in una divertente narrazione di una quotidianità imprevedibile, in cui si alternano lo scetticismo e il rassegnarsi di un figlio davanti alle frivolezze e le assurdità dei genitori.

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Marsullo

Marco MarsulloI miei genitori non hanno figli

Un diciottenne prende la parola e fa a pezzi il mondo degli adulti, e i propri genitori, smascherando la fragilità di una generazione che non è mai davvero cresciuta. Del resto i genitori sono uguali ai bambini, bisogna prenderli come vengono. Una commedia divertente, corrosiva e tenera, sghemba come tutte le famiglie, dove bisogna adattarsi «l’uno alla forma sbagliata dell’altro per non sparire del tutto».

Dicono che fare il genitore sia il mestiere piú difficile, ma nessuno ricorda mai che fare il figlio non è proprio una passeggiata. Soprattutto quando hai diciott’anni e i tuoi genitori pretendono tu sappia già scegliere cos’è meglio per la tua vita, anche se la loro non sembra esattamente quella che avevano immaginato. E allora li osservi muoversi in quel microcosmo fatto di amicizie che possono tornare utili, di colleghi che hanno solo figli geniali, al contrario di te, di solitarie battute di caccia in Lettonia e turn over di fidanzati, e quasi ti arrendi all’idea che sarai proprio tu il loro ennesimo fallimento.

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