Giorgio SciannaLe api non vedono il rosso

Marta Vernazza, Rivarolo Canavese (TO)

Un libro può aprire una discussione, può accendere domande, cosí come può essere in grado di mettere in crisi le nostre certezze. È questo lo spirito de Lo Struzzo a Scuola, il progetto organizzato dalla casa editrice Einaudi, che propone la letteratura non solo come materia di studio, ma come esperienza viva, dialogo autentico e – spesso – confronto acceso.

All’Istituto A. Moro di Rivarolo Canavese, l’incontro con Giorgio Scianna ha trasformato una mattinata di scuola in un laboratorio di idee. Oggetto del dibattito è stato il romanzo Le api non vedono il rosso: una storia che parte da un incidente provocato da un’auto a guida autonoma e arriva a porre al lettore una domanda inquietante e attualissima: chi è il responsabile quando una macchina “prende una decisione sbagliata”?

Non si tratta solo di un racconto sul progresso tecnologico: esso è infatti un viaggio dentro le leggi morali e dentro i confini – sempre piú sfumati – tra colpa, responsabilità e scelte personali (il confronto con le celebri leggi della robotica teorizzate da Isaac Asimov è stato inevitabile: davvero possiamo programmare una macchina perché non faccia del male? E se si trovasse davanti a due mali equipollenti, come potrebbe decidere per quello minore?).

L’autore ha quindi guidato gli studenti in una riflessione lucida e appassionata: la tecnologia non è mai neutrale, poiché dietro a ogni algoritmo c’è una decisione umana, un valore e una visione del mondo per cui, quando qualcosa va storto, la responsabilità non può essere scaricata su uno strumento che si limita a eseguire gli ordini impartitigli.

Il titolo stesso contiene un’immagine potente: cosí come le api non vedono il colore rosso in quanto percepiscono la realtà in modo diverso dagli umani, similmente fanno le macchine che sono costruite per “vedere” dati, numeri e probabilità, senza però considerare il dolore, la coscienza e l’etica.

Questa è stata la vera lezione della mattinata: la letteratura non serve a dare risposte facili, ma a porre domande difficili che parlano del nostro presente e, soprattutto, del nostro futuro.

Grazie a incontri come questo si dimostra ai ragazzi che la letteratura non è soltanto materia di studio, ma una vera palestra di pensiero critico, perché leggere significa imparare a guardare il mondo con consapevolezza e, forse, riscoprire quelle “sfumature” che rischiamo di non vedere piú.

Marta Vernazza insegna Lettere al liceo Moro di Rivarolo Canavese (TO).