Elena VarvelloLa vita felice

14+

Elia ha sedici anni ed è un ragazzo solitario. Suo padre Ettore ha perso il lavoro e ora sembra perdere, giorno dopo giorno, anche la ragione: si chiude in garage, scrive lettere in cui denuncia un complotto di cui si sente vittima, sparisce per ore a bordo di un furgone. La madre Marta si aggrappa al ricordo di un marito che di fatto non c’è più. E così la routine famigliare si inceppa, fino a precipitare in una notte d’agosto. La piccola comunità di Ponte – già segnata dall’omicidio insoluto di un bambino – si sveglia sconvolta per il rapimento di una ragazza, salita la sera precedente su un furgone e poi svanita in mezzo ai boschi. Quella che era una minaccia diventa una ferita che non si può piú cancellare.

A raccontare tutto questo è Elia trent’anni dopo, quando è ormai diventato un uomo adulto e l’istinto di sopravvivenza ha vinto su ogni cosa: racconta l’ultimo anno di suo padre, i sospetti e le voci di paese, racconta di sé e dell’attrazione per Anna Trabuio, dell’amicizia con suo figlio Stefano e della scoperta lacerante dei suoi desideri. Nel tentativo di ricucire lo strappo del passato e illuminare il buio nella mente di suo padre, Elia prova a immaginare cosa sia accaduto davvero quella notte, e cosa significhi perdere se stessi. Ma soprattutto tenta di rispondere a una domanda: com’è possibile, dopo una ferita cosí profonda, sperare di essere felici?

Tra La settimana bianca e Io non ho paura, Elena Varvello ha scritto una storia di formazione diversa da tutte le altre, che cattura il lettore con una lingua cesellata, dura e trasparente.

Leggi un estratto.

«Varvello conosce tutti i trucchi per trasformare una storia in una bomba a orologeria, ma lo fa senza rinunciare allo stile rarefatto che la contraddistingue» (Luca Ricci, «Il Messaggero»).

«È un noir di contrasti e stridori in cui una scrittura impietosa e nitida, cattura con straordinaria empatia» (Elasti, «D, la Repubblica»).

«Una fiaba nera, che la scrittrice racconta con la sua prosa netta e trascinante che si fa strada tra amore e colpa, rancori e solitudine» (Monica Virgili, «Io Donna, Corriere della Sera»).

«Preciso e sconvolgente» (Paola Peduzzi, «Il Foglio»).

«Un diario intimo e spietato, con una piccola lezione di speranza e umanità» (Michele Lauro, «Panorama»).

«L’atmosfera è da noir, lo stile serrato e giocato su omissioni e sottrazioni, su rari e progressivi indizi; il risultato una lettura che si fa con il cuore in gola, e che inquieta» (Luisa Ricaldone, «L’Indice»).

Elena Varvello racconta il suo libro a Fahrenheit: