Michela MarzanoL’amore che mi resta

Liceo linguistico A. Meucci, Bassano Romano (VT)
Docente: Laura Di Domenico
Classe: II B

L’amore che mi resta è un romanzo di Michela Marzano, basato su un argomento molto importante, che farebbe riflettere persino chi sostiene di avere un cuore di pietra. È un libro in grado di scavare nel profondo, alla ricerca di quel briciolo di sensibilità appartenente a chiunque. Un libro che insegna cos’è il vero dolore, quello che distrugge, che fa toccare talmente tanto il fondo da far divenire squilibrati e, soprattutto, impotenti.

Questo è ciò che Daria ha dovuto affrontare: la notizia che nessuno vorrebbe mai ricevere. La perdita di una persona fondamentale, che riempie le proprie giornate, con la quale si condivide ogni singolo momento, colei che è indispensabile. Un istante prima la tocchi, le parli, ti ci arrabbi e quello successivo ti ritrovi a piangere sulla sua tomba. Il solo pensiero dovrebbe suscitare nel lettore un’angoscia immane, un buco nello stomaco; solo tentando di mettersi nei panni di chi vorrebbe rompere un muro e gridare, gridare, fino a perdere la voce. Tutto ciò per non avere piú l’opportunità, anzi oserei dire l’onore, di abbracciare il proprio tesoro, nel caso di Daria proprio sua figlia, Giada.

La Marzano utilizza dei termini molto diretti e nitidi, cosí da esprimere lo stato d’animo di chi subisce. Tuttavia, crea un contrasto tra le varie reazioni alla tragedia. Ad esempio, nonostante fosse avvolto dal dolore, Andrea, sin da subito, ha sempre rappresentato la figura forte, colui che spronava ad andare avanti. Giacomo, invece, il fratello di Giada, studiava in continuazione senza dare un esame, poiché annebbiato dalla grande sofferenza. In tali casi, è come se si ricominciasse da capo, come se si fosse tornati indietro nel tempo: si prova a rimettersi sui propri passi, tentando di comprendere la provenienza e, soprattutto, le spiegazioni delle infinite difficoltà, ingiustizie che, a partire dall’alba, bussano alla porta di ciascuno. Cose dalle quali in si può fuggire, ma che si devono affrontare.

A un certo punto della sua vita Daria riesce ad affievolire quel dolore che, fino a quell’istante, l’aveva oppressa, entrando a contatto con nuove persone, dedicandosi un po’ di piú a sé stessa. Un altro concetto rilevante è quello dell’identità, riguardante per lo piú la figura di Giada. Arrivata a un’età matura, ormai, aveva voglia di capire da dove provenisse. Capita spesso di sentirsi abbandonati, rifiutati da qualcuno di cui non si conosce nemmeno l’esistenza. Capire i motivi per cui ci si è ritrovati da soli dai primi attimi in cui si è entrati a far parte del mondo, perché non essere stati in grado di rendere felice qualcuno che aveva in mano l’onore di voltare pagina, facendo sbocciare creature nuove, irripetibili. Ciò che Giada voleva capire era proprio chi avesse compiuto quest’atto. Perciò, non essendo stato facile, andò completamente nel pallone, distruggendo sé stessa e chi la circondava, chi l’aveva cresciuta e, cosa piú importante, chi non l’avrebbe mai lasciata andare. «Quando sei venuta a prendermi era perché volevi una bambina o perché mi volevi bene?»

Martina