Roberto Vecchioni | Lo Struzzo a Scuola

Roberto Vecchioni

Liceo scientifico e musicale G. Marconi (Pesaro)
Classe: II L
Docente: Anna Sanchini

«E per la barca che è volata in cielo | che i bimbi ancora stavano a giocare | che gli avrei regalato il mare intero | pur di vedermeli arrivare».

Così inizia Chiamami ancora amore, canzone di Roberto Vecchioni, e così è iniziato l’incontro dello scrittore e cantautore italiano con gli studenti del Liceo scientifico e musicale G. Marconi di Pesaro per un dialogo incentrato su due dei suoi libri di maggior successo: Il libraio di Selinunte e Il mercante di luce. Il dibattito, di cui gli studenti si sono resi parte integrante, leggendo brevi brani tratti dai due libri e ponendo le loro domande, ha messo in luce non solo la grande conoscenza letteraria dello scrittore, ma anche la sua grande sensibilità e saggezza, con cui ha affrontato temi importanti come l’amore e il dolore con argomentazioni adatte al suo pubblico adolescente, arricchite da citazioni provenienti dal mondo letterario. Molto interessante è stata la parte dedicata alla tragedia greca, tema meno affrontato nel nostro programma scolastico di liceo scientifico, e reso molto affascinante proprio dalla sua singolarità e dalla passione che ha animato il professor Vecchioni durante la spiegazione. A testimonianza dell’atmosfera allegra creata nel teatro, il cantautore, motivato da una domanda di uno studente, si è esibito in una performance, fuori da copione, di uno dei suoi pezzi di maggior successo, Samarcanda, coinvolgendo tutto il pubblico. Infine si è intrattenuto qualche minuto con gli studenti per autografare i loro libri e coronare così un incontro molto appassionante.

Enzo Scalzone

 

Il mercante di luce

La vita di un ragazzo, Marco, ormai prossimo alla fine a causa di una terribile malattia, la progeria, che condanna ad una morte precoce. Suo padre, Stefano, docente universitario che aspira alla cattedra di greco, col suo mondo antico, capace di affascinare e illuminare. Il tempo che scorre velocemente.

Il mercante di luce è la storia del legame tra due persone diverse dalle altre, il ragazzo per destino e il professore per scelta, che riescono a capire il vero senso della vita, salvandosi dalla paura di vivere e morire. Stefano vuole trasmettere al figlio l’orgoglio di essere uomo, il sapore della tragedia e dei sentimenti più puri attraverso la bellezza della cultura, che spera sia una luce tanto potente da eliminare il buio.

Marco è pronto ad ascoltare, ad apprendere tutto ciò che il padre può narrargli, sentendo profondamente la drammatica sorte di Edipo, l’amore fraterno che prova Antigone, la rabbia e poi la vergogna di Aiace, l’umiliazione di Fedra, i sentimenti provati dalle donne Troiane tra cui l’ipocrisia e la vanità di Elena. La fine della vita di un figlio e un padre che riesce a dargli un senso donandogli il proprio sapere.

Il tempo scorre velocemente. La morte e poi un dolore cieco, furioso. Il ritorno al Monster Hole, il locale milanese del momento, in una circolarità della narrazione dove tutto inizia e finisce. Il conflitto interiore e la disperazione che portano ad una strage immaginaria in quelle pareti deserte, simile a quella dell’Aiace di Sofocle. Il pensiero di un suicidio, la sua imminenza e poi il ricordo del figlio.

Il tempo scorre velocemente ma lui ormai è andato oltre.

Aurora Bianchini

 

Il mercante di luce è un libro da non perdere.

Una storia di speranza, sogni, dolore, amicizia, vita, ma soprattutto di amore.

Un amore infinito, eterno, che si è trasmesso dalla notte dei tempi fino a oggi, fino a un misconosciuto e grandissimo, irrealizzato ma perdutamente appassionato professore di letteratura greca. Stefano Quondam Valerio è sempre stato fuori dal mondo, dai suoi teatrini e le sue maschere moderne, perché completamente immerso in un teatro di altri tempi, agli inizi di tutto e della poesia. Anche il figlio Marco come gli altri non si è mai sentito, più che altro non ha mai potuto: è affetto da un morbo più unico che raro che lo fa invecchiare di otto anni in uno da quando è nato, la progeria. E ora che ha diciassette anni è arrivato alla fine di quella che seppur breve potrà chiamare vita, dovrà, vuole Quondam. Poi, all’improvviso, al padre viene un’idea, l’idea, la luce: donare alla vita di Marco un senso, l’unico che esista per il padre, quello della poesia greca, della tragedia che riecheggia ancora nel tempo. Perchè non importa quanto si vive ma con quanta luce dentro. Così dice il mercante di luce, ma quindi chi lo è dei due? Il padre, genio incompreso e incapace di aprirsi con chi non lo sappia accettare con tutti i suoi difetti e il suo culto prioritario, che tenta in una strofa di narrare un mondo intero e di togliere a Marco la paura del buio, dell’ignoto? O il figlio, che inconsciamente e con tutta la sua dolcezza e sconfinata curiosità, salverà Stefano dalla paura di vivere? La risposta è dentro al cuore di ogni lettore. Il libro di Vecchioni è uno specchio dell’anima, che ci regala con parole bellissime e chiare uno sguardo alla vita di tutti: piena di dubbi, incertezze, difficoltà ma gustosa e densa grazie alla poesia, alle parole, alla memoria che annulla il buio.

Personalmente, l’ho trovato un libro bellissimo e significativo. I momenti, i passaggi dolceamari sono tanti: la riflessione sulla notte, sull’amore, sulla solitudine, i riferimenti alle tragedie di Antigone, di Edipo, delle Troiane.

Rimangono impressi i messaggi dell’autore tramite le parole del vero protagonista, perché questo è stato per me un libro che sprona a combattere l’omologazione, l’ovvio, la cattiveria; invoglia a seguire come Marco la voce antica dell’anima del mondo che si eleva dall’oscurità illuminando la strada. Fa desiderare di sottrarre allo scorrere inesorabile del tempo piccoli infiniti istanti per poter credere anche noi alla speranza, alla fantastica, eroica verità che avvolge e scalda il mondo e continuerà per sempre. Come Marco, come Quondam.

Cecilia Mazzucchelli

 

ll libraio di Selinunte

Il libraio di Selinunte è un romanzo nel quale Roberto Vecchioni narra, in maniera molto scorrevole e piacevole, la storia di un giovane di nome Nicolino. Si tratta di un ragazzo che, grazie alla tecnica del flashback utilizzata dall’autore, racconta di quando, un tempo, da bambino, trascorreva le sue notti ad ascoltare un libraio leggere. In tutto il paese Nicolino era l’unico a farlo, poiché gli altri abitanti, inizialmente incuriositi dall’arrivo di questo particolare omino piuttosto anziano, avevano lasciato perdere il libraio, ritenendolo un fastidio per la popolazione locale.

Nicolino si assentava da casa ogni notte per circa due o tre ore, durante le quali veniva sostituito, nel letto, da suo zio, al quale somigliava molto fisicamente e che gli aveva permesso di non essere mai scoperto. Questo continuo ascolto delle letture del libraio aveva scatenato in Nicolino un qualcosa di particolare: non un vero e proprio amore per la lettura (perché lui effettivamente ascoltava soltanto), ma una sorta di voglia di conoscere sempre parole nuove, di informarsi, di andare oltre le abitudini, qualcosa che gli permettesse di vedere il mondo con occhi diversi.

Una sera come le altre, però, accadde qualcosa di singolare: il libraio, dal quale Nicolino pensava di essersi sempre nascosto bene, dietro la moltitudine di libri, pronunciò queste parole: «E questa è l’ultima sera, Nicolino». Da quel giorno niente fu più come prima. Diversi eventi particolari avvennero nei giorni seguenti, fino a quando, raggiunto l’apice, tutto diventò per sempre uguale, privo di emozioni.

Gli abitanti di Selinunte persero la parola e, in seguito, ci vollero degli anni perché tornassero a comunicare, anche se in maniera molto semplice, senza alcuna emozione, con l’unico scopo di comprendersi, attraverso espressioni ormai codificate, che potessero essere utili per sopravvivere. Questo bellissimo racconto viene fatto da Nicolino alla sua ragazza, Primula, la quale, come tutti gli abitanti di Selinunte, non si ricorda più nulla di quelle splendide giornate che caratterizzavano quel piccolo paese situato sulla costa siciliana.

Attraverso questo libro Vecchioni vuole fare capire quanto siano importanti la parola e la continua informazione. Ciò soprattutto in un’epoca come la nostra, in cui siamo abituati a svolgere tutto di fretta e a non aver mai tempo, trascurando spesso la pazienza, la curiosità e il sapere. Siamo abituati, purtroppo e per fortuna, ad avere tutto alla portata di un clic. Invece a volte dovremmo prenderci del tempo ed utilizzarlo, ad esempio, leggendo un libro, che ovviamente non ci darà subito la risposta che cerchiamo, ma è proprio questo il bello: avere la pazienza di arrivare fino in fondo o per lo meno riflettere su ciò che il libro ci dà come spunto.

Spesso i romanzi ci possono dare degli input che dobbiamo ricevere e trasferire nella vita quotidiana; come appunto nel caso di questo libro, dobbiamo comprendere quanto informarsi, per avere una visione più aperta del mondo, con più punti di vista, e come sia importante la cultura, per affrontare problemi e novità dalle quali non si potrà sempre fuggire per paura, perché altrimenti finiremo tutti come gli abitanti di Selinunte: soli, senza alcun tipo di sentimenti e incapaci di chiedere aiuto, proprio perché inconsapevoli dei nostri bisogni.

Giacomo Pensalfini

 

La vita che si ama

Un libro che travolge, un libro che ti fa scoprire il vero significato della parola «felicità» anche se, come scritto nel testo, non è un concetto che si può definire. È così che il professor Vecchioni vuole iniziare il racconto della sua vita; raccontando la felicità con una lettera ai suoi quattro figli: Carolina, Francesca, Edoardo e Arrigo. Secondo l’autore, la felicità non bisogna cercarla nei posti a noi sconosciuti, ma in quelli a noi più vicini, nelle nostre piccole cose, che siano la nostra quotidianità o, come nell’esempio che lui utilizza per spiegare questo concetto, all’interno della casa, che può essere intesa nel vero senso della parola, cioè la nostra abitazione, oppure come un qualcosa che ci circonda, che ci appartiene.

Questo libro è un insieme di racconti, un insieme di pezzi della sua vita incastrati tra loro con delle poesie intermedie, perché così si possono definire le sue canzoni: delle vere e proprie poesie, e sono queste storie che ti fanno scoprire la vera gioia di vivere. Molti racconti mi hanno colpito, ma in particolare uno: la storia di Andrea. Ciò che mi ha più fatto riflettere è come una persona riesca a cambiare il futuro di un’altra, perché, come dice Vecchioni, se una cosa la vuoi veramente, allora la puoi realizzare; tutto sta in ciò che tu desideri maggiormente: anche modificare la vita di una persona. Ed è ciò che il professore ha compiuto: ha cambiato la vita di Andrea.

Un’altra storia che fa riflettere è quella dell’incontro con il Papa, nel quale l’autore vuole mostrarci che non sempre le attenzioni sono rivolte a noi; anche quando meno ce le aspettiamo o quando le desideriamo, in realtà queste possono essere rivolte a una persona più importante, come nel caso del racconto, che erano rivolte al Papa, oppure possono tranquillamente essere rivolte anche a chi nessuno conosce, ma che ha il diritto, come tutti, di essere acclamato e rispettato.

Questo libro ti fa scoprire tutte le sfaccettature della vita e cosa tu puoi trovare crescendo, ma soprattutto come tu le puoi affrontare vivendo. È un esempio per noi ragazzi, che ora non sappiamo esprimere le nostre emozioni, perché il professore, all’interno del libro, riesce a esprimerle perfettamente, facendo provare anche a te, mentre stai leggendo, ciò che lui ha provato in quel momento. È un esempio anche per gli adulti, che non riescono più ad essere pienamente felici, ma che dovrebbero riuscire a trovare quel pezzo di puzzle che manca per completare appieno la loro vita.

Alessandra Maria Mazzetti