Classe

Donatella Di PietrantonioL’Arminuta

Liceo Genoino, Cava de’ Tirreni (SA)
Classe: V D
Docente: Annamaria Senatore

Sradicata da una vita di agi, strappata all’affetto familiare, smentita nelle convinzioni piú elementari. È la storia di una bambina tragicamente catapultata nella miseria che non è povertà: è una miseria che è sinonimo di mancanza, di solitudine e di abbandono.

«Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza. È un vuoto persistente, che conosco ma non supero. Gira la testa a guardarci dentro. Un paesaggio desolato che di notte toglie il sonno e fabbrica incubi nel poco che lascia. La sola madre che non ho mai perduto è quella delle mie paure».

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Delphine de ViganLe fedeltà invisibili

Cosa succede se le fragilità dei genitori ricadono sulla vita dei figli? Come può un bambino non restare fedele all’amore per la madre e il padre malgrado ogni mancanza?

Théo ha dodici anni e i suoi genitori sono separati. Vive in affido condiviso, una settimana dall’uno e una settimana dall’altra, senza raccontare mai niente. Sia perché il padre, che vive in uno stato di pietoso abbandono, gli ha chiesto di non farne parola con la madre, sia perché la madre, anaffettiva e rancorosa nei confronti dell’ex marito, ogni settimana riprende il filo del discorso da dove l’ha interrotto sette giorni prima. Come se nulla fosse. E a non raccontare nulla, con la stessa invisibile fedeltà è Mathis, suo unico amico e compagno di classe, col quale Théo ha iniziato un gioco pericoloso: bere superalcolici a scuola per non sentire dolore.

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Ester ArmaninoStoria naturale di una famiglia

IIS Santorre di Santarosa e CPIA Braccini
in collaborazione con Leggermente

Storia naturale di una famiglia: come ti è venuta in mente la metafora degli insetti?

In un documentario ho visto una cicala compiere la muta per crescere e questo fatto mi ha impressionato. Non molto tempo dopo mi sono ritrovata a scrivere di una madre che faceva la stessa cosa in cucina, davanti alla figlia adolescente stupefatta, e da quella scena iniziale si è poi sviluppata tutta la storia. È il potere creativo dell’analogia, raccontare un tema complesso, il passaggio dall’infanzia all’età adulta, attraverso qualcosa che gli assomiglia ma è più semplice da immaginare e quindi piú potente.

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Gaia RayneriPulce non c’è

«Pulce qualche volta piange, ma non sa dire che è triste; anzi, a volte sembra che non sappia nemmeno piangere, perché lo fa in un modo che non le scendono le lacrime, ma le piange solo la faccia. È difficile da spiegare, comunque non è molto importante, perché Pulce piange poco».

Pulce ha nove anni, beve solo tamarindo, ascolta Bach, fa sculture con il pecorino e va pazza per le persone arrabbiate. È una bambina allegra, a cui piace infilarsi negli abbracci degli sconosciuti, stritolarti piú forte che può. Ma non parla, perché è autistica. E quando un giorno, come tutti i giorni, mamma Anita va a prenderla a scuola, Pulce non c’è.

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Classe

Gianrico CarofiglioLe tre del mattino

Liceo Cafiero, Barletta
Classe: II A

Antonio è appena adolescente quando gli viene diagnosticata una malattia: l’epilessia. Dopo aver avuto dei consulti medici in Italia, il ragazzo, il padre e la madre, ormai separati, decidono di andare in Francia dal Dottor Gastaut. Dopo questa visita la vita del sedicenne torna ad essere quasi normale, poiché può riprendere le sue vecchie abitudini, che tempo innanzi aveva abbandonato. Poi, ormai diciottenne, torna dal medico francese per l’ultima risposta…

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Fortunato CerlinoSe vuoi vivere felice

«Quello che immagini, accade. Da qualche parte accade».

Pianura, periferia di Napoli, anni Ottanta. Chi ci abita lo chiama il Far West. Fortunato ha dieci anni e un’immaginazione sfrenata. È cresciuto in mezzo alla strada, tra sparatorie in pieno giorno e inseguimenti sul Califfone. Potrebbe raccogliere da terra la Smith & Wesson 357 Magnum di Patrizio, ’o figlio d’o bulldog, e mettersi a sparare come tutti gli altri. E magari fare anche la fine di Spaidermàn, chissà. Invece Fortunato ha un sogno piú grande di lui: andare lontano, schizzare via.

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Classe

Paola MastrocolaL’amore prima di noi

I.I.S.S. Cezzi De Castro Moro, Maglie (LE)
Classe: IV A CAT
Docente: Elena Tamborrino

«All’inizio è il Caos». E da esso nasce tutto: la Notte, il Giorno, il Cielo, gli Animali, gli Dèi, gli Uomini… e da tutto questo, ha vita l’Amore. Paola Mastrocola ci racconta proprio come sia nato questo Amore, dagli Dèi che si trasformano per poter amare gli uomini e – cosí facendo – eternarli, agli uomini che invocano gli stessi Dèi per chiedere aiuto nelle loro vite mortali.

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Aldo MoroLettere dalla prigionia

«Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. […] Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo».

Sono trascorsi quarant’anni dal rapimento e dall’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate rosse, tragico spartiacque della storia dell’Italia repubblicana. Nei 55 giorni di prigionia l’uomo politico scrisse un centinaio di lettere, qui pubblicate integralmente.

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Classe

Piergiorgio PaterliniBambinate

Liceo scientifico Leonardo da Vinci, Terracina (LT)
Classi: I B e V B
Docente: Sandra Di Vito

In Bambinate troviamo il tema del nostos (cioè del viaggio di ritorno al paese natale) e la conclusione di questo viaggio sarà spietata quanto l’inizio. Dal 2015 attraverso un flashback si torna indietro al 1965, al 16 aprile 1965, il Venerdí santo. Nel paesino natale del protagonista si è soliti rappresentare la Via Crucis e in questo libro la rappresentazione gode di personaggi della tradizione (il Sommo Sacerdote, le Pie Donne, il Cireneo, la soldataglia, Pilato, Cristo), ma i protagonisti non stanno recitando e sono dei bambini. La Via Crucis è reale. Semo, il piccolo Cristo, sta andando veramente verso il Golgota (la Rocca) e Pilato (il protagonista), potendo impedirne la crocifissione, decide alla fine di non decidere e rimanere a guardare.

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