Murakami HarukiLa strana biblioteca

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Tornando a casa dopo la scuola, uno studente si ferma in una strana biblioteca. Certo, anche la sua richiesta è un po’ strana. Chiede alla bibliotecaria qualche libro che possa soddisfare la sua ultima curiosità: la riscossione delle tasse nell’Impero ottomano. La bibliotecaria lo manda alla stanza 107. Qui l’aspetta un altro bibliotecario, ancora più bizzarro della prima, che lo accompagna attraverso un labirinto di corridoi e stanze, finché non arrivano in una stanza dove riposa un piccolo uomo vestito con una pelle di pecora.

E qui le cose si fanno brutte: il bibliotecario e l’uomo-pecora spingono il piccolo in una cella. Il bambino rischia di fare una fine terribile se non arrivasse in suo soccorso una ragazza sconosciuta

«Aveva la faccia coperta di piccole macchie nere, come tanti moscerini. Era calvo e portava occhiali dalle lenti spesse. La sua calvizie non era uniforme. Tutt’intorno al cranio gli restavano ciuffi di capelli bianchi ritorti, come in un bosco dopo un incendio».

Una fiaba fantastica e immaginifica sul potere della lettura, capace come nessun’altra cosa al mondo di fornirci le chiavi per fuggire dalla prigione dell’infelicità.

Leggi un estratto.

Su Biancamano2 Lorenzo Ceccotti racconta come ha illustrato il volume.

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«L’ombra lunga di Poe, e soprattutto di Kafka (al quale Murakami ha dedicato uno dei suoi libri più felici), aleggia prepotente nel racconto» (Franco Marcoaldi).