Delphine de ViganLe fedeltà invisibili

14+

Cosa succede se le fragilità dei genitori ricadono sulla vita dei figli? Come può un bambino non restare fedele all’amore per la madre e il padre malgrado ogni mancanza?

Théo ha dodici anni e i suoi genitori sono separati. Vive in affido condiviso, una settimana dall’uno e una settimana dall’altra, senza raccontare mai niente. Sia perché il padre, che vive in uno stato di pietoso abbandono, gli ha chiesto di non farne parola con la madre, sia perché la madre, anaffettiva e rancorosa nei confronti dell’ex marito, ogni settimana riprende il filo del discorso da dove l’ha interrotto sette giorni prima. Come se nulla fosse. E a non raccontare nulla, con la stessa invisibile fedeltà è Mathis, suo unico amico e compagno di classe, col quale Théo ha iniziato un gioco pericoloso: bere superalcolici a scuola per non sentire dolore.

Mathis non racconta neanche alla madre Cécile cosa vede a casa del padre di Théo; e lei a sua volta tace quello che ha scoperto sul marito. Solo Hélène, l’insegnante di scienze, sembra aver capito: Théo è vittima di violenze. Lo capisce dal «suo sottrarsi allo sguardo, da un certo modo di mimetizzarsi, di rendersi trasparente». È l’unica che cerca di parlare, ma nessuno la prende sul serio.

Le fedeltà invisibili sono quelle che intrecciano questi quattro destini e i loro silenzi. Sono le promesse non dette che ci legano gli uni agli altri. Un romanzo di una tensione e di una forza devastanti, che incalza e lascia con il fiato in gola come un thriller, ma tocca le corde piú profonde e segrete di ogni relazione.

Leggi un estratto.

 

«Le fedeltà invisibili è un’immersione appassionata nelle relazioni complesse tra adolescenti, genitori e insegnanti» (Bernard Pivot, «Le Journal du Dimanche»).

«Un piccolo gioiello» (Marcello Fois su «La Stampa»).

«Con una scrittura precisa e rigorosa Delphine de Vigan scruta universi famigliari e sociali in crisi. Al centro, il tema di una fedeltà impossibile. (Guido Caserza, «Il Mattino»).

«L’autrice si lancia, con il solo strumento della letteratura, in una dimostrazione febbrile, elettrica, struggente, che la conduce a definire qualcosa in cui tutti inciampiamo quotidianamente» (Lara Ricci, «Il Sole 24 Ore»).

«Delphine de Vigan scava nel profondo delle relazioni tra genitori e figli. E torna a temi a lei cari. Quei rapporti sfalsati, distorti per cui si resta leali nonostante tutto» (Ilaria Dotta, «Corriere della Sera»).

«Un romanzo che scruta il lato oscuro dei legami famigliari» (Anais Ginori, la Repubblica»).

L’intervista di Rai Scuola al Salone Internazionale del Libro di Torino: