Tiziano ScarpaStabat mater

14+

È notte, l’orfanotrofio è immerso nel sonno. Tutte le ragazze dormono, tranne una. Si chiama Cecilia, ha sedici anni. Di giorno suona il violino in chiesa, dietro la fitta grata che impedisce ai fedeli di vedere il volto delle giovani musiciste. Di notte l’assale la solitudine piú assoluta. E per combattere quel vuoto, scrive delle lettere alla persona piú lontana: la madre che l’ha abbandonata.

Le giornate all’Ospedale della Pietà di Venezia trascorrono cosí tra la scoperta delle sconfinate possibilità dell’arte e l’isolamento in cui le giovani orfane sono tenute a vivere, strette entro i limiti del decoro e della rigida suddivisione dei ruoli. Ma quando all’orfanotrofio arriva il nuovo insegnante di violino, le cose cominciano a cambiare. È un giovane sacerdote, ha il naso grosso e i capelli colore del rame. Si chiama Antonio Vivaldi.

«La musica di don Antonio entra dentro i nostri occhi, impregna le nostre teste, ci fa muovere le braccia. Il gomito e il polso del braccio destro si snodano per manovrare l’archetto, le dita della mano sinistra si piegano sulle corde. Noi siamo attraversate dalla musica dei maschi».

Proprio grazie al rapporto conflittuale che si instaura con la sua musica, Cecilia riesce a trovare una sua strada nella vita, compiendo alla fine un gesto inaspettato di autonomia e insubordinazione.

«È un libro che va all’osso. Ho tolto le parole di troppo, ho imparato da Vivaldi. Anche della Venezia del ‘700, ho tolto le gondole e tutta la scenografia per calarmi nel profondo della storia».

 

Nel 2009 Stabat Mater si è aggiudicato il Premio Super Mondello e il 63esimo Premio Strega.

scarpa

«Sono rimasto sopraffatto dalla capacità di Scarpa di sentire una solitudine cosí lontana e di avercela restituita con tanta forza e pietà» (Niccolò Ammaniti).

«Una scrittura carica di emozioni che, attraverso la musica di Vivaldi, si arricchisce di nuovi ritmi, di nuove tonalità e di nuove architetture. Il suo romanzo è un fantastico sogno di libertà» («Le Monde»).

«Una favola potente che guarda negli occhi la morte» («The Independent»).

Il video realizzato dagli studenti del liceo classico Virgilio di Roma: