Michele MariRoderick Duddle

16+

«Una volta presa una direzione, quel primo passo avrebbe innescato una catena di conseguenze lunga quanto la sua vita».

Figlio di una prostituta, Roderick cresce all’Oca rossa, una locanda malfamata di Castlerough frequentata da furfanti, ubriaconi e vagabondi. Quando la madre muore, il padrone della locanda pensa bene di cacciarlo, abbandonandolo al proprio destino. Cosí, a soli dieci anni, Roderick si ritrova da solo, in possesso di un unico oggetto: un medaglione che porta appeso al collo. Non sa ancora che quell’oggetto è la prova delle origini nobili della madre e che ad attenderlo c’è un’immensa fortuna.

In poco tempo si ritrova alle calcagna una folla di balordi, mentecatti, loschi uomini di legge e amministratori, assassini, suore non proprio convenzionali, ognuno deciso a impadronirsi in un modo o nell’altro di una parte del bottino. E cosí Roderick fugge, per terra e per mare, attraverso un’Inghilterra ottocentesca immaginaria e in un crescendo di imprevisti, omicidi, equivoci e false piste.

Un romanzo d’appendice contemporaneo che rimanda a Dickens e Stevenson, e ha la forza e l’intelligenza di catturare il lettore fino all’ultima pagina.

Leggi un estratto.

Roderick Duddle è entrato nella cinquina dei finalisti del Premio Campiello 2014 e si è aggiudicato il Premio Asti d’Appello 2014 e il Premio Letteraria 2015.

«Scritto replicando il tono dei romanzi d’avventura di un tempo, quando gli scrittori usavano rivolgersi direttamente al lettore, Roderick Duddle è racconto allo stato puro, raccontato con una lingua che è musica» (Tommaso Pincio).

«Non esiste grande libro che non sia contaminato dal veleno della vita, ma proprio in virtù di questo contagio esso non tollera di lasciarci uguali a prima. E Roderick Duddle di certo non lascia il lettore che trova» (Antonella Falco, «Nazione Indiana»).

«Leggere Michele Mari è estremamente appagante» (Luca Romano, «The Huffington Post»).

«Quella di Mari è pura gioia del narrare, sospesa in un tempo irreale in cui i protagonisti sono la lingua e le parole, plasmate di continuo» (Antonella Sbriccoli, «Panorama»).

«È un romanzo dell’avventura, dell’intrigo, della trama, dell’intreccio labirintico e incalzante; tenuto in mano con maestria dal lavoratissimo gioco del narratore» (Davide Dalmas, «L’Indice»)

«Michele Mari è uno scrittore elegante che gioca in modo sofisticato con la letteratura, ma non solo» (Massimiliano Parente, «il Giornale»).

«Giocando con la cultura, Mari ci regala un divertimento di classe, un labirintico, vertiginoso romanzo d’appendice dove tutto è doppio» (Goffredo Fofi, «Internazionale»).

L’intervista allo scrittore.

Michele Mari legge l’incipit del romanzo su Rai letteratura:

La topografia immaginaria presente all’inizio del libro e disegnata dallo scrittore stesso:

Mari