Archivio Mensile: ottobre 2018

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Giacomo Debendetti16 ottobre 1943

Roma, Portico d’Ottavia, 16 ottobre 1943. Sono le 5.15 del mattino quando le SS fanno irruzione nelle strade del ghetto ebraico e rastrellano 1024 persone, tra cui 200 bambini. Due giorni dopo, dei vagoni piombati partiranno dalla stazione Tiburtina alla volta di Auschwitz. A tornare saranno in sedici. A raccontarci tutto questo è Giacomo Debenedetti: pagine brucianti dove a parlare è un coro sgomento e terribile da cui si staccano, solo per infinitesimi istanti, le voci dei protagonisti, subito sommerse e per sempre perdute.

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Classe

Marco MarsulloI miei genitori non hanno figli

ITG S. Secchi, Reggio Emilia
Classe: II A
Docente: Mariachiara Morello

Pensieri sciolti

S: Credo che questo romanzo riesca a dar vita a una situazione che ad oggi è sempre piú comune: la mancanza di dialogo e di rapporto tra genitori e figli. Inoltre, riesce a trasmettere e a raccontare i fatti con ironia ad ogni tipo di pubblico.

C: Il brano secondo il mio parere fa riflettere sul fatto di non escludere i propri genitori. È meglio avere genitori che tengono ai figli piuttosto che quelli che attribuiscono loro la colpa dei propri errori. I miei genitori non hanno figli mi è piaciuto poiché ti pone nell’ottica di un ragazzo con una famiglia incompatibile.

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Nadia TerranovaAddio fantasmi

«Se c’era un’arte in cui io e mia madre eravamo diventate brave durante la mia adolescenza, quell’arte era il silenzio».

Ida è appena sbarcata a Messina, la sua città natale: la madre l’ha richiamata in vista della ristrutturazione dell’appartamento di famiglia, che vuole mettere in vendita. Circondata di nuovo dagli oggetti di sempre, di fronte ai quali deve scegliere cosa tenere e cosa buttare, è costretta a fare i conti con il trauma che l’ha segnata quando era solo una ragazzina. Ventitre anni prima suo padre è scomparso. Non è morto: semplicemente una mattina è andato via e non è piú tornato.

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Davide ContiGli uomini di Mussolini

Al termine della Seconda guerra mondiale molti tra i piú alti vertici dell’esercito o degli apparati di forza del fascismo furono accusati di omicidi e torture, ma nessuno venne mai processato o epurato. Nessuno fu mai estradato all’estero o giudicato da un tribunale internazionale. Diversi di loro furono invece coscientemente reintegrati nei loro posti di responsabilità, dando corpo a quella «continuità dello Stato» che rappresentò una pesante ipoteca sull’Italia repubblicana.

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Fabio GedaAnime scalze

IISS Salvemini, Alessano (LE)
Classe: V AL
Docente: Valeria Bisanti

In Anime scalze si capisce sin da subito che il tuo interesse è per Ercole, di cui non invadi mai gli spazi, non ne copri la voce, non lo metti nei guai per suscitare un interesse maggiore. Il protagonista, quindici anni, è un adolescente raro, che non si sporca e non scende a patti, non vuole omologarsi. Come nasce questa figura?

Ercole nasce dalla mia esperienza come educatore, dai ragazzi e dalle ragazze con cui ho lavorato in comunità alloggio per nove anni, dalla loro forza e dalle loro fragilità, dalle loro famiglie e dalle loro domande. Ne ho incontrati diversi simili a Ercole, ragazzi in cui si percepiva del bene e del bello, ma un bene e un bello spesso soffocati dalla sfiducia nei confronti degli adulti di riferimento, e quindi, per questo motivo, costretti a crescere da soli o affidandosi a figure genitoriali sghembe, come fratelli o sorelle.

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