Archivio Mensile: ottobre 2017

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Claudio RigonI fogli del capitano Michel

La Prima guerra mondiale raccontata in modo rigoroso ed emozionante; una vicenda apparentemente lontana dai ragazzi di oggi, ma che ha coinvolto tanti giovani poco piú che ragazzi allora, costretti a vivere l’orrore e insieme la normalità del fronte.

Nell’archivio di un museo di Vicenza, Claudio Rigon nota alcune piccole fotografie di soldati. Anche se sparse fra altre, qualcosa le unisce e le rende riconoscibili; sul retro, a matita, è scritto sempre lo stesso nome, Michel. Ma chi è quest’uomo?

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Insegnante

Simona SparacoSono cose da grandi

Un figlio significa tanto, non è solo amore, ma anche un modo nuovo per inventarsi la vita, per scoprire in sé la propria parte piú attenta e piú consapevole. Cosí succede che si possa diventare piú sensibili alle questioni ambientali, che si possa provare a diventare meno intolleranti, che si impari a gestire il proprio tempo in modo diverso, piú proficuo pure se è limitato, anzi piú proficuo proprio perché limitato dalle esigenze di un bambino piccolo che richiede cure e attenzioni particolari.

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Fëdor DostoevskijNotti bianche

«Era una notte incantevole, una di quelle notti che ci sono solo se si è giovani».

Il sognatore delle Notti bianche vive ai margini della realtà, in penosa solitudine. Perso negli ideali di una fervida immaginazione e immerso in fantasticherie ed emozioni evanescenti, il giovane vagabonda nelle calde notti senza tramonto di una Pietroburgo di inizio estate. Finché, durante una di queste passeggiate notturne, qualcuno risveglia in lui l’amore.

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Classe

Marco MarsulloI miei genitori non hanno figli

Liceo scientifico E. Fermi (Bari)
Classe: I C
Docente: Giulia Grandolfo

I miei genitori non hanno figli è un romanzo che diverte e fa riflettere: narra con molta ironia la sofferta esperienza dell’autore al primo anno di giurisprudenza, uno spaccato di vita vivace ambientato in una città che è con ogni evidenza Napoli. Il protagonista è coinvolto in rapporti familiari piuttosto conflittuali: da una parte c’è una madre soffocante e petulante; dall’altra c’è un padre assente, invisibile, incapace di relazionarsi con suo figlio.

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Federico PaceControvento

«Andare via. È allora che la vita sembra poter accadere in maniera piú decisa e repentina. Intensa e imprevista».

Viaggiare non vuol dire soltanto attraversare il cuore segreto dei continenti. Viaggiare è anche l’uscita dall’infanzia, l’inizio di un’amicizia, la rottura di un legame che credevamo non potesse finire mai, il disincanto e la delusione, il conforto e il riscatto. Controvento racconta le storie di personaggi famosi – artisti, scrittori, architetti, scienziati – che attraversando un ponte, mettendosi su una strada, salendo su un autobus o un treno, hanno trovato il modo di cambiare e trasformarsi.

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Classe

Elena VarvelloLa vita felice

Liceo classico G. La Farina (Messina)
Docente: Antonella Lo Castro

Elena Varvello ci regala un libro spaventoso e meraviglioso da leggere tutto d’un fiato.

Elia ha sedici anni e vive a Ponte, un piccolo paese in mezzo ai boschi, con la madre Marta e il padre Ettore. È l’estate del 1978. Nel dicembre immediatamente precedente un bambino è scomparso nel nulla gettando nell’angoscia tutto il paese, che già viveva una crisi profonda dovuta soprattutto alla chiusura dello stabilimento che dava lavoro a gran parte dei suoi abitanti. Il padre di Elia è uno dei tanti che ha perso il lavoro e da quel giorno ha cominciato ad accelerare la sua deriva mentale dovuta a un disturbo bipolare.

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Piergiorgio PaterliniBambinate

«Non avevo paura del buio, quel buio mi riparava come una caverna. Era della luce che avevo paura».

Metà anni Sessanta. È il Venerdí Santo in un paesino della Bassa Padana e, come da tradizione, si rappresenta la Via Crucis: ci sono le Pie Donne, il Sommo Sacerdote, il Cireneo, la soldataglia. E Pilato. I protagonisti, però, sono tutti bambini e nessuno di loro sta recitando.

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Passaparola

Lyman Frank BaumIl Mago di Oz

Ester Armanino, scrittrice

Tutti, prima o poi, ritorniamo a Oz. Ci torniamo quando non ricordiamo piú cos’è che davvero stiamo cercando: un cervello, un cuore, un po’ piú di coraggio, o magari la strada di casa? Ci torniamo perché sappiamo che – qualunque cosa sia – di certo è nell’ordine delle cose che si ottengono percorrendo un sentiero di mattoni con determinazione.

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