Paolo CognettiLe otto montagne | Lo Struzzo a Scuola

Paolo CognettiLe otto montagne

Liceo Salvemini, Alessano (LE)
Classe: V A
Docente: Valeria Bisanti
Alunna: Ilenia Pedone

«Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa». Le montagne di Paolo Cognetti sono tante cose: sono neve e gelo, sono quiete e silenzio, e ti fanno sentire piccolo e indifeso. Le montagne, capaci di far parlare i cuori delle persone, sono ciò che unisce Pietro, il protagonista del romanzo, ai suoi genitori. Alla madre, sí, ma soprattutto al padre, che si mostra a tratti indifferente alle scelte del figlio e sembra quasi volerlo allontanare da lui. Se non fosse per quella passione comune: la montagna.

Ed è proprio per la profondità di questo amore intimo e silente che il romanzo mi ha lasciata senza parole. Perché io sono nata al mare, e nelle Otto montagne – un ambiente per me completamente nuovo, la montagna – con la bellezza delle sue rocce e dei suoi laghi, l’autore mi ha portato a seguire con emozione la vita travagliata di Pietro e il rapporto pieno di contraddizioni con il padre. E anche l’amicizia con Bruno, ovviamente, che estate dopo estate è lí, fedele, ad attenderli dall’atra parte del ruscello. L’affetto che unisce i due protagonisti cosí diversi, la possibilità di poter conoscere i meccanismi di un’amicizia al maschile, scandita dai silenzi e dal pudore, la loro crescita – perché di una storia di formazione si tratta -, mi ha emozionata.

La montagna, pur non riuscendo a placare i tormenti di Pietro diventato adulto, è pronta ad ascoltarlo nei momenti di difficoltà e lo accoglie senza abbandonarlo mai. Ed è proprio nell’assenza del padre, come spesso accade, che il rapporto con quel luogo che procurava tanta felicità al genitore ormai scomparso si rinsalda. Attraverso la fatica della salita, che è anche metafora della vita, ripercorrendo quei sentieri con l’amico Bruno, il protagonista è chiamato a fare i conti col passato, a comprendere il valore di quell’eredità spirituale che il padre gli aveva voluto lasciare e quel posto viene eletto a «cantuccio a se solo riservato».

Proprio nell’assenza, attraverso i ricordi, in compagnia dell’amico ritrovato, Pietro riesce ad afferrare fino in fondo la personalità e i desideri del padre. Ed è lì, attraverso il recupero memoriale, che Pietro si ritrova adulto capace finalmente di accettare tutte le sue fragilità.