Ester ArmaninoL’arca

IIS F. Flora (Pordenone) e Area Giovani del C.R.O. (Aviano)
docente: Alessandra Merighi

La sfida piú grande, quando un diluvio si abbatte sulla nostra vita, è allestire un’arca. Neanche Noè l’ha trovata pronta a solcare le acque, l’ha costruita con la propria forza.

Non si è mai pronti. Nessuno ci dice come affrontare il dolore, né cosa portare con noi per addolcire il viaggio. Lo si scopre, onda dopo onda, dentro al mare in tempesta che stiamo attraversando. Dentro di noi.

La cosa certa è che ogni emozione, anche il dolore, costruisce i cuori di ciascuno, li trasforma e li rafforza. Siamo ogni giorno vissuto, quelli di luce e quelli bui. Ogni ricordo resta inciso, indelebile, si incastra con quelli che siamo ora e forma il nostro domani. Il ricordo di chi siamo stati, di quello che siamo capaci di affrontare e quello che siamo diventati, anche con la tristezza, mantiene viva la luce dentro di noi, nonostante il buio.

Far finta che non sia mai piovuto nella nostra vita, che non piova, uscire di casa senza ombrello, ci fa solo bagnare di piú. Affrontare la tempesta è forse l’unico modo per far sí che quando il sole splenderà di nuovo, qualche pezzetto di noi sia ancora asciutto e pronto a ricominciare. E se è vero che la nostalgia è l’amore che rimane, rivivere i giorni di sole quando si attraversa il mare in tempesta è il carburante per non spegnere la speranza che quel sole tornerà, e noi saremo nuovamente circondati dall’amore.

Se sentiamo la mancanza della luce è perché desideriamo che torni ad illuminare le nostre vite, è perché non vogliamo e non dobbiamo arrenderci al buio.

Anna Visentin

Arca di Marco Ivan Blasutig.

 

A me capita molte volte di essere sopraffatta da un diluvio. Anch’io ho dovuto costruirmi un’arca, e l’ho fatto.

Da un anno ho cominciato a leggere per passione. Prima era un peso, un obbligo scolastico come tanti altri, poi, grazie alla persona giusta con il libro giusto, ho compreso che la lettura non è solo leggere una storia ma anche un modo per estraniarsi dal mondo, dal proprio diluvio personale. Da lí ho iniziato a costruire la mia libreria, la mia arca. Mi rifugio spesso nella mia arca, sto meglio, vivo un’avventura ogni volta diversa, mi sento un’altra persona, esco dal mio mondo, provo emozioni nuove, torno a vivere.

La mia arca è la mia salvezza.

Caterina Tomasi

 

Arche di Edoardo Turozzi.

 

Nei momenti difficili e faticosi della tua vita, vorresti davvero avere una tua arca e circondarti delle persone e delle cose che piú ami.

Nei momenti piú duri della malattia, che purtroppo ho dovuto affrontare, avrei voluto isolarmi, chiudermi in un mondo tutto mio. Per fortuna i miei genitori e i mie familiari non me lo hanno permesso, mi hanno aiutata a costruire la mia arca e ci sono sempre stati con me.

Gli amici invece sono andati e venuti. Quelli veri sono rimasti e mi sono stati accanto per tutto il viaggio.

Nella mia arca sono salite persone splendide, che mi hanno fatto sorridere di nuovo. Ora finalmente posso anche scendere dall’arca e vivere una vita piena, fatta di sogni e di speranza, come ho sempre voluto.

Carlotta Caravita

Arca di Erica Nonis.

 

Preparava due sigarette ogni mattina, ancora prima d’essere uscito dalle coperte e d’aver alzato le persiane. Un minuto e mezzo di dita che scorrevano sulla cartina, poi, porgendomela, si accertava che io non abbandonassi mai le nostre malsane abitudini. Con il vizio ancora spento tra le dita andavo a versare il caffè nelle tazze. Nei giorni soleggiati usavamo quelle piú belle e vivaci, ma le grigie e sbeccate le abbiamo consumate piú volentieri, ci rispecchiavano.

In piedi sul nostro balcone, scrutavamo il cielo opaco a cui lui si paragonava, mentre io ipotizzavo allegramente che i colori lassú mancassero a causa nostra, glieli rubavamo per dipingere la nostra quotidianità e i nostri servizi di ceramica scadente. Abbiamo creato capolavori ma non eravamo veri artisti, non abbiamo mai concluso niente di paragonabile all’immensità sopra le nostre teste. Il cielo poi ha vinto e si è ripreso tutti i suoi colori allo sbocciare della nostra ultima primavera.

Ora io non ci sono piú, ma mi piace considerarmi una sfumatura al tramonto.
Oggi, quando il sole sorge, lui esce ancora sul balcone a fumare la prima sigaretta della giornata, ma non lo circonda piú nessun colore, non ha bevuto piú nessun caffè.

Nadia Cazzin

 

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