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Fabio GedaAnime scalze

IISS Salvemini, Alessano (LE)
Classe: V AL
Docente: Valeria Bisanti

In Anime scalze si capisce sin da subito che il tuo interesse è per Ercole, di cui non invadi mai gli spazi, non ne copri la voce, non lo metti nei guai per suscitare un interesse maggiore. Il protagonista, quindici anni, è un adolescente raro, che non si sporca e non scende a patti, non vuole omologarsi. Come nasce questa figura?

Ercole nasce dalla mia esperienza come educatore, dai ragazzi e dalle ragazze con cui ho lavorato in comunità alloggio per nove anni, dalla loro forza e dalle loro fragilità, dalle loro famiglie e dalle loro domande. Ne ho incontrati diversi simili a Ercole, ragazzi in cui si percepiva del bene e del bello, ma un bene e un bello spesso soffocati dalla sfiducia nei confronti degli adulti di riferimento, e quindi, per questo motivo, costretti a crescere da soli o affidandosi a figure genitoriali sghembe, come fratelli o sorelle.

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Ester ArmaninoStoria naturale di una famiglia

IIS Santorre di Santarosa e CPIA Braccini
in collaborazione con Leggermente

Storia naturale di una famiglia: come ti è venuta in mente la metafora degli insetti?

In un documentario ho visto una cicala compiere la muta per crescere e questo fatto mi ha impressionato. Non molto tempo dopo mi sono ritrovata a scrivere di una madre che faceva la stessa cosa in cucina, davanti alla figlia adolescente stupefatta, e da quella scena iniziale si è poi sviluppata tutta la storia. È il potere creativo dell’analogia, raccontare un tema complesso, il passaggio dall’infanzia all’età adulta, attraverso qualcosa che gli assomiglia ma è più semplice da immaginare e quindi piú potente.

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Chiara ValerioStoria umana della matematica

Liceo Majorana, Torino
Classe: IV B
Docente: Claudia Leoni

A quale matematico, tra quelli descritti, è piú legata? Quale l’ha affascinata di piú?

Credo Wiener. Alla fine Norbert Wiener perché è stato un uomo curioso e capace. Perché ha cercato di avere una vita normale. Perché ha sempre ripudiato la guerra. E perché ha dimostrato che la conoscenza non è un superpotere; alla conoscenza, studiando, tutti possono accedere. Mi piace Wiener perché ha fatto «tana libera tutti».

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Andrea BajaniUn bene al mondo

Liceo Duca degli Abruzzi, Treviso
Classi: II A e II D linguistico
Docente: Francesco Targhetta

Perché hai deciso di scrivere un libro proprio sul dolore nell’infanzia? E perché hai scelto di rappresentarlo come un animale domestico (un cane, secondo noi)?

Una scrittrice che amo molto, Flannery O’Connor, scrisse una volta che se si sopravvive all’infanzia si ha poi materia per scrivere per tutta la vita. Credo sia per quello. Anche se in realtà questo libro è arrivato per strade tutte sue, a me ancora oggi abbastanza misteriose. Si è presentato inaspettato e ha buttato giù la porta del foglio. Mi sono trovato davanti un bambino e il suo dolore, e il suo dolore era questa specie di alleato invisibile – visibile a chi lo vuol vedere – ma presente, che gli scodinzolava accanto. E, semplicemente, mi è sembrato di un’evidenza assoluta.

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Nadia TerranovaGli anni al contrario

Liceo Nomentano, Roma
Classe: IV L
Docente: Silvia Vitucci

Il 28 novembre 2016 diverse classi del liceo Nomentano di Roma, grazie alla preziosa collaborazione della responsabile del Punto Einaudi di via Bisagno Simona Pedicone, hanno avuto modo di incontrare Nadia Terranova e di discutere con lei del suo romanzo d’esordio, Gli anni al contrario. L’autrice si è mostrata molto disponibile a rispondere ai dubbi dei ragazzi e molto interessata alle loro opinioni personali; l’intervista si è svolta in una piacevole atmosfera di curiosità reciproca.

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Andrea De BenedettiLa situazione è grammatica

Liceo scientifico A. Einstein (Torino)
Classi: II B – II CS
Docente: Mariester Negro

Ha mai incontrato qualche difficoltà nell’esprimersi? Quali sono stati i suoi errori? È riuscito a sorridere delle sue difficoltà cosí come interviene su quelle altrui?

Naturalmente sí. Anzi, mi capita spesso. Ma quando mi capita, credo che a mancarmi sia piú la chiarezza dei concetti che le parole o la grammatica. «Rem tene, verba sequentur», diceva Catone il Censore: tieni – nel senso di domina, possiedi – i fatti, e le parole seguiranno. Ecco, secondo me è verissimo. Se non conosci i fatti (la «rem»), o non ti chiarisci prima le idee su ciò che vuoi dire, è difficile che ti escano di bocca le parole giuste.

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Leonardo CaffoLa vita di ogni giorno

Centro studi Excol
Docente: Melissa Trevisan

Quali criteri etici determinano la scelta di un leader?

All’interno della prospettiva della prima lezione del mio libro, La vita di ogni giorno, ciò che viene fuori è che un leader è colui che è in grado di mettersi nei panni dell’altro: esattamente colui che si ferma a soccorrere il motociclista caduto. Nell’ipotesi tale per cui, affinché si possa governare uno spazio comune, bisogna innanzitutto mettersi nei panni di coloro che andrebbero aiutati in quest’arte del governo; intendo coloro che normalmente in una società divisiva come la nostra chiamiamo «dipendenti» ma che sono in realtà ciò da cui tu dipendi (attraverso il loro percorso e il tuo puoi essere «compiuto»). Per cui la prima scelta di un leader è la capacità di essere empatico, dove per empatico si intende quasi di più la simpatia, nel senso di condividere il pathos, di comprendere le posizioni, le strumentazioni e le forme in cui si trovano gli altri.

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Simone GiorgiL’ultima famiglia felice

Liceo Statale Moscati, Grottaglie (Taranto)
Classe: IIIB
Docente: Daniela Annicchiarico

Nel tuo romanzo, L’ultima famiglia felice, si fa una vera e propria indagine psicologica dei personaggi; quando la famiglia si disgrega la colpa è di entrambi i coniugi, come mai nel libro questa colpa fallimentare viene imputata per la maggior parte a Matteo?

Diciamo che, in realtà, è Matteo stesso a imputarsi tutte le colpe. A volersele imputare, persino. Perché Matteo Stella è un uomo che, nella vita, si è dato un compito: costruire una sorta di sistema operativo in grado di garantire a lui e alla sua famiglia una felicità costante e inattaccabile. La professione, gli amici, le ambizioni personali, per lui tutto passa in secondo piano. Al centro della sua vita ci sono sua moglie Anna e i suoi figli adolescenti, Eleonora e Stefano. Per anni Matteo li ha resi – o almeno ha creduto di averli resi – felici, grazie alla sua tolleranza, alla sua propensione al dialogo, al suo affetto, e a tutte le mille teorie che ha elaborato per sapere sempre come rispondere ai colpi della vita. Solo che il 12 dicembre 2003, il giorno in cui si svolge il romanzo, la vita inizia a colpire più forte, e Matteo vede la felicità andare in pezzi.

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Chiara FrugoniVita di un uomo: Francesco d’Assisi

Liceo Dante Alighieri, Roma
Classe: IIIA
Docente: Christian Raimo

Francesco rinnega la letteratura e la cultura poiché ritiene che distolgano dal lavoro manuale, che lui predilige; nonostante ciò più volte si esprime in francese. Perché allora non rinuncia anche a questo aspetto della sua vita precedente?

Non è esattamente così. Rinuncia alla cultura perché la scienza – ritiene – «gonfia», fa diventare superbi, è una fonte di orgoglio e di dominio, spegne la carità, crea una separazione fra chi sa e chi no. Vuole essere un povero ma non un mendicante; per questo vuole che lui e i frati lavorino. Parla in francese quando è ancora sulla via della conversione, quando si ricorda molto bene delle avvenure di re Artù e di Orlando che erano scritte in francese, dove il giovane Francesco trovava esaltati i suoi ideali, la liberalità, la cortesia, la prodezza. In quel tempo Francesco pensava ancora di diventare cavaliere. Francesco parla in francese in occasioni speciali: ricorre alla lingua dei paladini e dei cavalieri quando ha bisogno del loro modello, per superare con slancio una situazione emotiva difficile, quando ha paura e vergogna. È allora che parla la lingua con cui i suoi eroi mettono in atto generosità, lealtà, coraggio disinteressato.

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