Archivio Autori: Emilia Donatelli

Classe

Philip RothNemesi

Liceo classico Flaminio, Vittorio Veneto (TV)
Classe: I A
Docente: Francesco Targhetta

Estate 1944. Bucky Cantor, mentre il mondo è sconvolto dalla Seconda Guerra Mondiale, è costretto a vivere una guerra privata. A Newark, la sua città, imperversa un’epidemia di polio che sconvolgerà la sua vita e metterà in dubbio i principi con i quali è cresciuto. 

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Riccardo StaglianòLavoretti

«Siamo davvero pronti a riscrivere l’articolo 1 della Costituzione in un piú sincero, ma scoraggiante: “L’Italia è un Paese fondato sul lavoretto”? Preferirei di no. E allora prendete queste pagine come una sveglia il cui tempo è scaduto».

Perché di colpo arrotondare è diventato necessario? Cosa si nasconde dietro all’elogio della modernità e della cosiddetta «economia della condivisione»? Il nuovo capitalismo delle piattaforme digitali, tanto osannato come efficiente, green e socialmente giusto, sta invece causando il progressivo svuotamento del lavoro.

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Classe

Donatella Di PietrantonioL’Arminuta

Liceo scientifico Canudo, Gioia del Colle (BA)
Classe: II B
Docente: Irene Martino

L’Arminuta: la ritornata. Cosa andrà mai a celare la salacità di questo nome? Si tratta, semplicemente, dell’appellativo che la voce del popolo, «il vento» – come l’ha definita Sciascia – assegnerà alla protagonista del romanzo di Donatella di Pietrantonio. Ci si potrebbe chiedere: al posto di cosa? A questo, non si può rispondere, perché al lettore non è dato conoscere il suo nome di battesimo. Cosí come a lei non è concesso riconoscere con facilità la sua casa, la sua origine.

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Ester ArmaninoL’Arca

Quando un diluvio si abbatte sulle nostre vite, dobbiamo pensare a cosa mettere in salvo: i ricordi, le promesse, la strada percorsa assieme a chi amiamo e quella che percorreremo da soli una volta tornato il sereno. È ciò che fanno Teresa e Nadia, due sorelle divise dall’indole e da un segreto. Ma è soprattutto ciò che imparerà Pietro, sei anni, con un dinosauro di pezza nella mano e un barattolo per conservare i pensieri nell’altra.

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Percorsi

Giorgio SciannaTempo di distopia

La distopia ha bisogno del Tempo. Di per sé non sarebbe un ingrediente necessario: il mondo distopico è una realtà capovolta dove il male e il negativo hanno la meglio, è l’altra faccia della moneta rispetto all’utopia. Basterebbe insomma capovolgere le dimensioni, usare la logica o la geografia, ma si finisce invece quasi sempre per usare il grimaldello temporale.

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Marco BalzanoResto qui

L’acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale si trovano i resti del paese di Curon, in Sudtirolo, terra di confini e lacerazioni, un posto in cui nemmeno la lingua materna è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. E proprio a Curon, prima di essere spazzato via per sempre, abita una comunità che, aggrappandosi alla rabbia, sceglie di resistere.

«Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi aver paura di restare».

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Tiziano ScarpaStabat mater

È notte, l’orfanotrofio è immerso nel sonno. Tutte le ragazze dormono, tranne una. Si chiama Cecilia, ha sedici anni. Di giorno suona il violino in chiesa, dietro la fitta grata che impedisce ai fedeli di vedere il volto delle giovani musiciste. Di notte l’assale la solitudine piú assoluta. E per combattere quel vuoto, scrive delle lettere alla persona piú lontana: la madre che l’ha abbandonata.

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Classe

Paolo CognettiLe otto montagne

Liceo Salvemini, Alessano (LE)
Classe: V A
Docente: Valeria Bisanti
Alunna: Ilenia Pedone

«Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa». Le montagne di Paolo Cognetti sono tante cose: sono neve e gelo, sono quiete e silenzio, e ti fanno sentire piccolo e indifeso. Le montagne, capaci di far parlare i cuori delle persone, sono ciò che unisce Pietro, il protagonista del romanzo, ai suoi genitori. Alla madre, sí, ma soprattutto al padre, che si mostra a tratti indifferente alle scelte del figlio e sembra quasi volerlo allontanare da lui. Se non fosse per quella passione comune: la montagna.

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Nicolaj Gogol’Racconti di Pietroburgo

«Ivan Jakovlevič per decenza infilò il frac sulla camicia e, sedutosi a tavola, si versò del sale, mondò due teste di cipolla, diede di piglio al coltello, e, facendo un viso compreso, cominciò a tagliare il pane. Divisolo in due parti, vi guardò dentro e, con sua meraviglia, vide qualcosa di biancheggiante. Un naso!»

Il naso, Il ritratto, La Prospettiva, Il giornale di un pazzo, Il mantello: i racconti piú famosi di Nicolaj Gogol’, maestro del grottesco e del realismo fantastico russo.

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Giovanni BianconiEseguendo la sentenza

15 marzo 1978, è la vigilia della presentazione alla Camera dei deputati del nuovo governo. In un quartiere a nord di Roma, Tiziana vive con ansia la notte prima della sua tesi di laurea; nella casa di via del Forte Trionfale Aldo Moro parla col figlio Giovanni. In via Chiabrera, invece, due uomini e una donna si preparano per l’indomani: caricano pistole, mitra e giubbotti antiproiettile.

«Gentili ascoltatori, siete collegati con la redazione del Gr2. Interrompiamo le trasmissioni per una drammatica notizia che ha dell’incredibile. Il presidente della Democrazia Cristiana, l’onorevole Aldo Moro, è stato rapito poco fa a Roma da un commando di terroristi».

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