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Mauro BonazziAtene, la città inquieta

La giustizia dipende soltanto dalle nostre decisioni o deve rispondere a istanze piú alte, a un ordine delle cose che non dipende da noi e a cui anzi dobbiamo conformare le nostre azioni?

Per rispondere a queste domande, che non sono soltanto politiche, ma implicano una riflessione piú ampia sul senso dell’esistenza umana, Mauro Bonazzi si volge verso i Greci perché ciò che li ha resi grandi è la consapevolezza che la realtà è qualcosa di ambiguo, da cui è impossibile ricavare indicazioni di valore o regole di comportamento.

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Anilda IbrahimiL’amore e gli stracci del tempo

«È stata la guerra, la guerra ha dato un altro significato alle promesse».

Milos e Besor sono legati da un’amicizia profonda. Docente di medicina l’uno, brillante studente l’altro, condividono la passione per la scienza e per le poesie di Charles Simic. I loro figli, Zlatan e Ajkuna crescono insieme nella stessa casa, a Pristina, nonostante lui sia serbo e lei kosovara di etnia albanese. Ma il Kosovo, in cui per secoli questi popoli hanno convissuto, alla fine degli anni Novanta sanguina. Ed è l’ennesima ferita al cuore dell’Europa balcanica.

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Giuseppe CulicchiaIl paese delle meraviglie

Attila e Zazzi sono amici per la pelle. A prima vista non si direbbe, perché sono diversi in tutto, il carattere, le famiglie d’origine, lo sguardo sul mondo. Attila è un Charlie Brown che sogna a occhi aperti, timido, riflessivo e incapace di buttarsi; la sua è una famiglia disgregata: un padre spento e rassegnato che costruisce gabbie per canarini chiuso in garage, una madre che vive nel rimpianto di una vita agiata, una sorella, amata, che sfugge l’ipocrisia famigliare andandosene a Milano. Francesco Zazzi detto Franz invece è un tipo «fulminato», privo di freni inibitori, dichiaratamente fascista, sempre sopra le righe ma anche profondamente libero. A unirli, quella che sembra essere l’unica via di fuga: un’amicizia vera e indissolubile.

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Riccardo GazzanigaNon devi dirlo a nessuno

Luca ha tredici anni ed è genovese. È l’estate del 1989 e la sua famiglia decide di trascorrere le vacanze estive a Lamon, un piccolo centro sulle montagne bellunesi. Al centro della storia c’è l’adolescenza, con i suoi rituali e le sue scoperte: i ragazzi che si sentono i padroni del mondo, le serate passate al campetto di calcio, le gare in bici, le ragazze, i primi baci, Luca che ha una cotta per Chiara, che ha una cotta per Samuele. Finché una sera, succede qualcosa di inquietante. Addentratosi nel bosco con il fratellino Giorgio, Luca si accorge che nel buio due occhi li stanno fissando.

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Michele MariRoderick Duddle

«Una volta presa una direzione, quel primo passo avrebbe innescato una catena di conseguenze lunga quanto la sua vita».

Figlio di una prostituta, Roderick cresce all’Oca rossa, una locanda malfamata di Castlerough frequentata da furfanti, ubriaconi e vagabondi. Quando la madre muore, il padrone della locanda pensa bene di cacciarlo, abbandonandolo al proprio destino. Cosí, a soli dieci anni, Roderick si ritrova da solo, in possesso di un unico oggetto: un medaglione che porta appeso al collo.

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Maurizio BettiniA che servono i Greci e i Romani?

A che servono i Greci e i Romani? Una domanda che viene rivolta sempre più spesso a chi si occupa di discipline umanistiche, soprattutto classiche. Ma questa volta il tono è volutamente provocatorio: nell’uso del verbo «servire» si nasconde la denuncia verso una politica scolastica e un modo di pensare sempre più diffuso che svilisce il concetto di cultura, ridimensionandolo a qualcosa che deve creare un’utilità immediata, principalmente di tipo economico. E quale può essere il punto da cui partire per sovvertire questa tendenza? Far comprendere ai ragazzi la bellezza e l’utilità esistenziale della cultura classica e la sua capacità di dar loro quel senso critico che li accompagnerà per tutta la vita.

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Herman MelvilleMoby-dick

Un romanzo d’avventura che è anche una fiaba mostruosa e un’allegoria intollerabile. E senza dubbio, un capolavoro indiscusso della letteratura americana, riproposto in una nuova traduzione.

Ishmael arriva a New Bedford un giorno d’autunno, e dopo aver conosciuto Queequeg, un ramponiere polinesiano, decide di avventurarsi con lui in mare aperto a bordo della baleniera Pequod. Ad accoglierli è una ciurma di pazzi d’ogni colore, razza e fede, dai quaccheri ai cannibali agli adoratori del fuoco, e un capitano sul quale si vociferano molte storie, che si mostra loro solo a navigazione iniziata. Ahab, questo il suo nome, appare sul ponte con una gamba d’osso di balena e un’unica ossessione: trovare Moby-Dick, l’inafferrabile e feroce capodoglio che lo ha mutilato con un colpo di coda.

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Percorsi

Walter BarberisGiorno della memoria

Al termine della Seconda guerra mondiale, uno strano silenzio copriva la tragedia della Shoah. Dopo la caduta del nazismo in Germania e dei fascismi in varie parti d’Europa, dopo la vittoria degli Alleati contro i tedeschi, dopo gli episodi gloriosi dei vari movimenti di resistenza contro i regimi dispotici, pareva che l’unica via di uscita verso un futuro di pace e un nuovo progresso fosse dimenticare quanto prima gli orrori della guerra. Guardare avanti era il sentimento più diffuso. In particolare, pareva scomodo e senza vere spiegazioni quel tremendo episodio che aveva visto eliminare milioni di ebrei nei campi di sterminio, nelle camere a gas e nei forni crematori. Come se fosse stato frutto di una allucinazione, di una mostruosa follia da parte degli assassini nazisti; e di una remissività quasi colpevole da parte delle vittime, entrambi intrappolati nelle spire di una cultura del razzismo senza via di scampo.

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Riccardo StaglianòAl posto tuo

Quand’è l’ultima volta che avete comprato un biglietto del treno allo sportello invece di farlo online? O un cd in un negozio di dischi? O che avete messo piede in banca?

P come Posto, il tuo posto di lavoro. Quello che internet e le macchine si portano via.

Le macchine hanno sempre rimpiazzato gli uomini. Prima però lo facevano nei compiti pesanti, colpendo i colletti blu; ora sostituiscono anche il lavoro dei colletti bianchi. In passato l’aumento della produttività dato dalla tecnologia si trasformava in piú ricchezza per la società: se uno perdeva il lavoro in manifattura ne trovava un altro nei servizi. Ormai invece le macchine corrono troppo forte e distruggono piú posti di quanti non ne riescano a creare.

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