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Giacomo Debendetti16 ottobre 1943

Roma, Portico d’Ottavia, 16 ottobre 1943. Sono le 5.15 del mattino quando le SS fanno irruzione nelle strade del ghetto ebraico e rastrellano 1024 persone, tra cui 200 bambini. Due giorni dopo, dei vagoni piombati partiranno dalla stazione Tiburtina alla volta di Auschwitz. A tornare saranno in sedici. A raccontarci tutto questo è Giacomo Debenedetti: pagine brucianti dove a parlare è un coro sgomento e terribile da cui si staccano, solo per infinitesimi istanti, le voci dei protagonisti, subito sommerse e per sempre perdute.

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Davide ContiGli uomini di Mussolini

Al termine della Seconda guerra mondiale molti tra i piú alti vertici dell’esercito o degli apparati di forza del fascismo furono accusati di omicidi e torture, ma nessuno venne mai processato o epurato. Nessuno fu mai estradato all’estero o giudicato da un tribunale internazionale. Diversi di loro furono invece coscientemente reintegrati nei loro posti di responsabilità, dando corpo a quella «continuità dello Stato» che rappresentò una pesante ipoteca sull’Italia repubblicana.

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Massimo MantelliniBassa risoluzione

Entro in camera di mia figlia. Sulla sua scrivania l’attrezzatura tecnologica per ascoltare la musica è molto semplice. Un vecchio Mac mini di dieci anni fa, una connessione a internet, Youtube e un paio di casse in plastica da otto euro. Alla domanda: «Francesca, ma come suona la musica qui nella tua stanza?» la risposta è: «Benissimo».

Davvero il nuovo è sinonimo di migliore? L’uso sempre piú frequente di internet e delle tecnologie ha modificato in modo radicale il nostro rapporto con la realtà, con le informazioni, con le relazioni sociali.

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Luca MastrantonioEmulazioni pericolose

Noi siamo fatti della stessa sostanza delle storie che ci appassionano. Mescolando finzione e realtà, fantasia e cronaca, esse stimolano desideri materiali, spirituali, vocazioni professionali, pulsioni sessuali, criminali. Suscitano emozioni, modificano la morale, facilitano azioni che la mente ha vissuto riproducendole come un simulatore. Quando nel 1774 Goethe scrisse I dolori del giovane Werther, gli uomini iniziarono a vestirsi con giacca blu, pantaloni gialli e stivali, e le donne iniziarono a comprare il profumo «Eau de Werther». Ma soprattutto, ci fu un’ondata spaventosa di suicidi di giovani innamorati.

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Fortunato CerlinoSe vuoi vivere felice

«Quello che immagini, accade. Da qualche parte accade».

Pianura, periferia di Napoli, anni Ottanta. Chi ci abita lo chiama il Far West. Fortunato ha dieci anni e un’immaginazione sfrenata. È cresciuto in mezzo alla strada, tra sparatorie in pieno giorno e inseguimenti sul Califfone. Potrebbe raccogliere da terra la Smith & Wesson 357 Magnum di Patrizio, ’o figlio d’o bulldog, e mettersi a sparare come tutti gli altri. E magari fare anche la fine di Spaidermàn, chissà. Invece Fortunato ha un sogno piú grande di lui: andare lontano, schizzare via.

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Aldo MoroLettere dalla prigionia

«Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. […] Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo».

Sono trascorsi quarant’anni dal rapimento e dall’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate rosse, tragico spartiacque della storia dell’Italia repubblicana. Nei 55 giorni di prigionia l’uomo politico scrisse un centinaio di lettere, qui pubblicate integralmente.

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Riccardo FalcinelliCromorama

Perché le matite gialle vendono di piú delle altre? Perché Flaubert veste di blu Emma Bovary? Perché nei dipinti di Mondrian il verde non c’è mai? E perché invece Hitchcock lo usa in abbondanza?

Intrecciando storie su storie, e con l’aiuto di 400 illustrazioni, Falcinelli narra come si è formato lo sguardo moderno, attingendo all’intero universo delle immagini: non solo la pittura, ma anche la letteratura, il cinema, i fumetti e soprattutto gli oggetti quotidiani, che per la prima volta ci fa vedere in maniera nuova e inconsueta.

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Riccardo StaglianòLavoretti

«Siamo davvero pronti a riscrivere l’articolo 1 della Costituzione in un piú sincero, ma scoraggiante: “L’Italia è un Paese fondato sul lavoretto”? Preferirei di no. E allora prendete queste pagine come una sveglia il cui tempo è scaduto».

Perché di colpo arrotondare è diventato necessario? Cosa si nasconde dietro all’elogio della modernità e della cosiddetta «economia della condivisione»? Il nuovo capitalismo delle piattaforme digitali, tanto osannato come efficiente, green e socialmente giusto, sta invece causando il progressivo svuotamento del lavoro.

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Nicolaj Gogol’Racconti di Pietroburgo

«Ivan Jakovlevič per decenza infilò il frac sulla camicia e, sedutosi a tavola, si versò del sale, mondò due teste di cipolla, diede di piglio al coltello, e, facendo un viso compreso, cominciò a tagliare il pane. Divisolo in due parti, vi guardò dentro e, con sua meraviglia, vide qualcosa di biancheggiante. Un naso!»

Il naso, Il ritratto, La Prospettiva, Il giornale di un pazzo, Il mantello: i racconti piú famosi di Nicolaj Gogol’, maestro del grottesco e del realismo fantastico russo.

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Giovanni BianconiEseguendo la sentenza

15 marzo 1978, è la vigilia della presentazione alla Camera dei deputati del nuovo governo. In un quartiere a nord di Roma, Tiziana vive con ansia la notte prima della sua tesi di laurea; nella casa di via del Forte Trionfale Aldo Moro parla col figlio Giovanni. In via Chiabrera, invece, due uomini e una donna si preparano per l’indomani: caricano pistole, mitra e giubbotti antiproiettile.

«Gentili ascoltatori, siete collegati con la redazione del Gr2. Interrompiamo le trasmissioni per una drammatica notizia che ha dell’incredibile. Il presidente della Democrazia Cristiana, l’onorevole Aldo Moro, è stato rapito poco fa a Roma da un commando di terroristi».

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